martedì - 25 settembre 2018
 
x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

Dopo la decisione del gip di Messina

Antoci: “Il commando voleva uccidere, spero in un pentito”

Antoci
0
condivisioni

“A più di due anni dal vile attentato che ha colpito me e la mia scorta, oggi, dall’inchiesta chiusa dalla magistratura, la sola cosa certa venuta fuori dalle indagini è che quel commando in tuta mimetica, che assaltò la Thesis sulla quale viaggiavamo quella sera, aveva il chiaro obbiettivo di uccidere colpendo prima la ruota posteriore sinistra dell’auto blindata e successivamente, dandole fuoco con le molotov ritrovate, costringerci a scendere per essere giustiziati. Solo grazie all’arrivo del vicequestore Manganaro siamo riusciti a salvarci”.

Lo afferma Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi, responsabile Legalità del Pd, commentando l’archiviazione dell’inchiesta della Dda di Messina.

“Speriamo vivamente in un collaboratore di giustizia che possa fare luce e aiutare la magistratura a riaprire l’indagine come è spesso accaduto nella storia degli attentati in Sicilia – continua – Ho il desiderio di vedere alla sbarra chi quella notte ci aspettava per ucciderci ma anche chi ha tentato di depistare e infangare. Per questi ultimi nei prossimi giorni arriveranno certamente i primi rinvii a giudizio”.

“Vorrei solo poter ritornare ad una vita normale – continua Antoci – ma perché tutto questo possa accadere ho bisogno di vedere arrestati e condannati gli autori del mio attentato. Non passa notte in cui non tornano nei mie sogni gli spari e le grida di quella notte, la paura del vice questore Manganaro e degli uomini della mia scorta, gli occhi smarriti di mia moglie e delle mie figlie al rientro dall’ospedale. La verità è che se ognuno avesse fatto il proprio dovere, se si fosse vigilato sulle erogazioni dei Fondi Europei, evitando così che andassero nelle mani delle mafie italiane, tutto ciò poteva essere senz’altro evitato”.

Leggi anche:  Rinnovato il Cda della Banca del Germoplasma Vegetale dei Nebrodi

“Adesso – conclude – speriamo in qualche collaboratore di giustizia, è sempre accaduto così per quasi tutti gli attentati di mafia compiuti in Sicilia, è sempre arrivato il solito pentito che fa nomi e cognomi. Spero arrivi presto? Solo così i miei sogni, se pur ormai non più tranquilli, saranno almeno alleviati dall’aver avuto giustizia”.

0
condivisioni

Commenta con Facebook

Login Digitrend s.r.l