Si è tenuta ieri l’audizione dei rappresentanti delle ATI, delle ex provincie della Sicilia, alla IV Commmissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, presieduta dall’On. Giusy Savarino alla quale ha partecipato, anche l’Assessore Bernadette Grasso. Per la provincia di Messina in audizione erano presenti il sindaco di Castelmola, Orlando Russo, nella qualità di Presiente, facente funzioni, dell’ATI idrico, Luigi Miceli – sindaco di Tusa; Domenico Ruffino – sindaco di Pettineo; Maurizio Crimi – sindaco di Furnari; Angelo Tudisca – vice sindaco di Tusa, nella qualità di delegato Anci, i quali, tra l’altro, rappresentavano i 37 sindaci contrariati dall’intimazione del Consorzio con la quale, sostanzialmente, viene chiesto ai primi cittadini di interrompere l’erogazione del pubblico servizio nei propri Comuni, con riflessi esorbitanti sull’aumento delle tariffe che si traducono in disastri economici devastanti sui propri cittadini.

Il Presidente  dell’ATI, Orlando, ha rappresentato lo stato in cui si trova l’ATI, ricordando che dopo la delibera con cui a luglio 2018 si è deciso per la gestione pubblica, l’Assemblea non ha più deliberato, ufficialmente, l’assegnazione del servizio. Il fatto che dal Dipartimento giungono indicazioni non sempre chiare, come quella con cui si chiede all’ATI la presa in consegna dei dissalatori delle isole Eolie, di proprietà della Regione, la quale versa il differenziale tra quanto pagato dai cittadini in bolletta (0,70 cent di euro) e il costo reale della dissalazione (oltre € 1,80 mc); che l’ATI, come espresso in una circolare dello scorso 21 marzo, dovrebbe procedere ad approntare un proprio Piano d’Ambito (per i 108 Comuni facenti parte), e affidare, successivamente, al soggetto, ancora non individuato, i servizio idrico integrato da Tusa a Giardini Naxos, isole Eolie comprese, a una struttura che potrebbe rilevarsi l’ennesimo carrozzone come è stato per la situazione legata all’ATO rifiuti.

Nel loro intervento i primi cittadini di Pettineo e di Tusa, in rappresentanza dei 37 sindaci firmatari della comunicazione indirizzata all’ATI e all’Assessorato in cui hanno dichiarato irricevibile la nota con cui si diffidano gli Enti alla consegna delle reti, hanno voluto sottolineare come quello di dover garantire il servizio idrico, è un compito ancora più importante e prioritario di quello dei rifiuti, e, rifacendosi a quanto affermato dalla Corte Costituzionale, rivendicano per i propri Enti il diritto di poter scegliere. A tal proposito gli stessi depositano, in Commissione, un emendamento all’art. 4 della L. R. n° 19 del 2015, che testualmente recita: “Al fine di realizzare economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, possono gestire in forma singola e diretta il servizio idrico integrato”,  elevando di fatto l’attuale numero di abitanti che oggi la norma limita ai mille abitanti.

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Miceli e Ruffino hanno avanzato la proposta, condivisa dall’Assessore agli Enti Locali Bernadette Grasso e dal Presidente dell’ATI, Orlando Russo, di cui viene espressamente chiesta condivisione della Commissione, di tener conto della sentenza della Corte costituzionale la quale afferma – in riferimento all’art. 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 – che la disposizione che impone ai Comuni con meno di 5.000 abitanti di gestire in forma associata le loro funzioni fondamentali, è incostituzionale là dove non consente ai Comuni di dimostrare che, in quella forma, non sono realizzabili economie di scala e/o miglioramenti nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento. I Comuni, stante quanto affermato dalla Suprema Corte, dovrebbero avere la possibilità di dimostrare l’impossibilità di realizzare quelle “economie di scala” e quei “miglioramenti in termini di efficacia e di efficienza” cui è finalizzata la norma che impone la gestione associata, a causa delle condizioni geografiche e demografiche in cui si trovano alcune realtà comunali.

La proposta dei due sindaci introduce, consapevolmente, una limitazione all’obbligo della gestione associata in coerenza con i principi affermati dalla Corte Costituzionale. Il Sindaco di Furnari, Maurizio Crimi, ha sottolineato lo stato di difficoltà in cui si trovano oggi i Comuni ai quali sono stati cedute le reti dall’Eas alla fine del 2018.  Spiega Crimi che i costi di gestione del servizio, se non coperti da piani tariffari legittimi, rischiano di mandare in dissesto il proprio comune e altri Enti locali che si trovano nelle medesime condizioni come, per citarne qualcuno, Cesarò, S. Teodoro, Venetico Valdina e Savoca.