Questo 2018 passerà alla storia, nella cittadina nebroidea, come l’anno dei centenari, infatti dall’inizio dell’anno ad oggi sono 3 i centenari capitini. Alle signore Benedetta e Marietta si aggiunge il signor Calogero Briga, che lo scorso 24 aprile a tagliato il traguardo dei 100 anni.

Nino Briga 100 anni_CapizziIl signor Calogero conosciuto da tutti come Antonino, fu la madre dopo la sua nascita a chiamarlo Nino perché non le piaceva il nome Calogero, con una festa in famiglia dal tono sobrio e intimo ha spento 100 candeline, con accanto la famiglia e la moglie Domenica, di 93 anni.

La vita di Nino Briga è molto intensa e ricca, padre di 6 figli, nonno di 7 nipoti e bisnonna di 3 pronipoti, ha conosciuto la fatica del lavoro nei campi e della Prima Guerra Mondiale, dove ha prestato servizio tra le fila italiane, per 5 lunghi anni, con la mansione di stenografo. Nel 1960, inoltre, emigrò in cerca di fortuna in Germania, dove rimase fino al 1986.

La figlia Anna racconta del padre “è un uomo che, nonostante i tempi, ha studiato, ha la quinta elementare, da autodidatta suona l’organetto ed molto all’antica, della vecchia scuola, non ama molto chi si prende confidenze che non ha, chi fa lo “scimunito”. Ha sempre amato le feste ed il ballo, ci portava sempre a ballare.”
“Ai nipoti – prosegue la figlia,- dice sempre lavorate tanto, perché nella vita dal nulla non viene nulla”.

Nei suoi racconti di guerra c’è anche la prigionia di una settimana a Nicosia, durante il viaggio di ritorno lungo la strada che da Palermo lo riportava a Capizzi, durante il permesso concessogli per tornare al paese a raccogliere il grano. Il signor Nino della guerra racconta anche “scambiavo l’uva che mi davano nei campi con i biglietti del cinema e ho sempre pensato agli altri, infatti, donavo alle persone quello che mi veniva dato in campagna”.

Il sindaco Giacomo Leonardo Purrazzo dichiara “a Capizzi stiamo assistendo al terzo centenario, dopo la signora Benedetta e la signora Marietta è il turno del signor Nino. Ciò a testimoniare ancora una volta che qui si vive bene”.

Leggi anche:  L'escursione sul Monte Pelato lungo i sentieri della II Guerra Mondiale