martedì - 23 maggio 2017
 
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dopo un nostro articolo

Castel di Lucio: polemiche, ostilità e veleni su Facebook. Facciamo chiarezza

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“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Se questa affermazione, il semiologo e scrittore Umberto Eco, l’avesse fatta stamattina molti, di certo, avrebbero pensato che si riferisse allo scompiglio determinato da alcuni che, in questi giorni, si è venuto a creare sul social Facebook ed ha interessato buona parte della comunità castelluccese.

Tutto ha inizio da una dichiarazione mossa dal fondatore di un gruppo d’interazione facebook in cui si condividono aspetti della vita sociale di Castel di Lucio, nei confronti di un articolo pubblicato su questa testata giornalistica, all’interno del quale, secondo lo stesso fondatore, veniva messo in ridicolo la comunità castelluccese. Osservazione contestata, energicamente, da un’iscritta al gruppo che aveva dato un altro senso (quello corretto) all’articolo oggetto di dibattito. Nel giro di 24 ore la discussione degenera, destabilizza gli ipocriti, surriscalda gli animi degli analisti “difensori d’ufficio” del fondatore e moderatore del gruppo fino, per farla breve, alla rimozione dal gruppo “dell’insurrezionalista” che aveva democraticamente, se pur con toni decisi, sostenuto che nell’articolo di Nebrodi News non c’erano offese nei confronti di nessuno.

La vicenda suscita un interesse inaspettato, coinvolge tutti, “spacca” in due la comunità che si schiera dall’una e d’altra parte. Noi, ovviamente, ci siamo schierati dalla parte di chi ha dato la giusta lettura ad un articolo, il nostro, asettico. Cominciamo con il chiarire che noi siamo responsabili di ciò che scriviamo, non di certo di ciò che interpreta chi legge.

Andiamo ai fatti. Apprendiamo qualche giorno a dietro, nei luoghi di aggregazione a Castel di Lucio, di una inconsueta processione che si sarebbe dovuta organizzare (e che si è svolta) per implorare la misericordia di Dio. Un pellegrinaggio al monte SS Salvatore, parecchio distante, a piedi, dal centro abitato del piccolo centro nebroideo, con la statua di Gesù alla colonna.  Un’usanza con cui i castelluccesi invocavano la clemenza dell’Altissimo contro gli esiti di ogni calamità insidiosa, principalmente per la carenza di piogge che rendeva arida la terra. Veniamo informati, altresì, delle perplessità di una sparuta minoranza di agricoltori, preoccupati dal fatto che un’immediata risposta alla richiesta di grazia avrebbe potuto compromettere la qualità del foraggio appena mietuto.

Un aspetto, quello nella seconda parte della storia, per certi aspetti assurda e parecchio curiosa. Ma questo noi non l’avevamo scritto. Per saperne di più proviamo a sentire il prete del paese dal quale, dalla sua viva voce, apprendiamo di una tre giorni di preghiera al fine di avvicinare l’intera comunità intorno al sacramento ed implorare la misericordia di Dio. Un ciclo di preghiere pianificato proprio in virtù dell’idea di “alcuni galantuomini”, come ha avuto modo di definirli Padre Carmelo , che erano andati a cercarlo per organizzare il pellegrinaggio per invocare la pioggia.

Una sorta di rituale danza della pioggia? Nemmeno questo avevamo scritto, né insinuato. “Dopo alcuni giorni- ci racconta don Carmelo – le stesse persone che erano venute a chiedermi di pianificare il pellegrinaggio, sono tornate a manifestarmi le perplessità da parte di chi aveva mietuto il fieno e, con il pellegrinaggio, vedeva in prospettiva, minacciata la fienagione dall’acqua della grazia”. Questa affermazione stava per farci scoppiare in una fragorosa risata, ma non abbiamo riso. 

Questa è la sintesi con quanto, con dati forniteci da persone attendibili, è stato redatto l’articolo che, chi vuole, può leggere seguendo il sottostante link  http://www.nebrodinews.it/castel-lucio-un-pellegrinaggio-la-pioggia-controindicazioni/

Noi abbiamo solo fatto il nostro lavoro. Abbiamo raccontato fatti realmente accaduti. Gli aspetti curiosi di una vicenda, a tratti divertente, a tratti incredibile ed assurda, ma senza entrare nel merito della stessa. Nessuna osservazione, critica, opinione.  Non abbiamo scherzato, offeso, schernito la fede e/o macchiato orgoglio e tradizione di nessuno. Riteniamo grave, invece, ergersi a moderatore e poi fomentare, istigare, aizzare, con discorsi assurdi, che parlano di offese inesistenti col solo fine di difendere, populisticamente, la comunità da presunti attacchi.

Ma…da parte di chi?  L’obiettività è una pratica quotidiana di rispetto di regole, di idee e posizioni distanti dalle nostre, che attiene ai doveri di chi scrive e comunica, in ogni ambito, tenendo conto delle limitazioni di molte persone alle quali non è difficile far credere una cosa per un’altra.

 

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