domenica - 24 giugno 2018
 
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la nota dell'associazione di categoria

Coldiretti: “In Sicilia grano svenduto, in 10 anni persi 15 mila ettari”

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“Finalmente si potrà ridare dignità agli oltre 8 milioni di quintali di grano duro prodotto nell’Isola”. Così Coldiretti Sicilia commenta l’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

“Il grano siciliano oggi viene venduto a 18 centesimi al chilo ed è addirittura in calo – spiega Coldiretti -, una cifra assurda che ha causato in dieci anni la perdita di oltre 15mila ettari, nonostante il prodotto dell’Isola sia pressoché esente da micotossine, grazie al clima, e quello regionale si essicca naturalmente grazie al sole. Così finalmente si potrà sapere se nella pasta che mangiamo c’è grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano – commenta il presidente Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri -. Conoscere da dove proviene ciò che si mangia è un diritto di ogni consumatore”.

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura. Se proviene o è stato molito in più Paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50 per cento in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: ‘Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue’.

“Si tratta del risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione più diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative” – conclude l’associazione di categoria.

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