Erano circa in 200 i galatesi che, nel tardo pomeriggio di ieri, in Piazza San Giacomo, a Galati Mamertino, hanno ascoltato, con tanta attenzione e in religioso silenzio, il comizio di cinque dei dieci consiglieri comunali eletti alle passate amministrative, in occasione delle elezione che ha portato i galatesi a scegliere il proprio sindaco e i propri rappresentati al Consiglio comunale. Calogero Barone, Davide Di Nardo, Giuseppe Drago, Federico Miceli e Antonella Truglio sono rimasti fino alla data dell’azzeramento, determinatosi lo scorso settembre per la venuta mancanza della maggioranza consiliare, a seguito delle dimissioni di due consigliere. Decadenza del Consiglio comunale, in sostituzione del quale, l’Assessorato delle Autonomie Locali e della Autonomia ha già nominato un Commissario straordinario.

Ieri sera gli ex consiglieri comunali, unitamente ai cittadini che li hanno voluti quali propri rappresentanti in seno al Consiglio Comunale, hanno subito “la strategia” pianificata in ogni particolare, che, senza dubbio alcuno, lede i principi di democrazia, collegialità e rappresentatività, sono scesi in piazza per parlare ai galatesi con un comizio pubblico, ripercorrendo tutte le fasi, dall’inizio alla fine, che hanno portato all’azzeramento del Consiglio e alla nomina, di una consigliera dimissionaria, ad assessore. Nel loro intervento ciascun consigliere ha espresso le proprie rimostranze ed esternato il proprio malessere, mettendo, oltretutto in risalto l’inadeguatezza, l’incapacità e la pochezza politica e amministrativa del sindaco Baglio che, con il proprio modo di fare, dal giorno delle dimissioni da presidente del Consiglio di Calogero Barone, ha dimostrato di non essere in grado di gestire, politicamente, nemmeno se stesso. Immaginiamoci la cosa pubblica.

La decadenza del Consiglio ha amareggiato tanto i consiglieri che, nel rispetto del mandato conferito loro dalla popolazione, avrebbero voluto continuare a perseguire il progetto iniziale, rappresentare i propri elettori fungendo da strumento tramite il quale garantire rispetto delle regole nella gestione della cosa pubblica, proseguire il loro mandato secondo la volontà popolare, vigilare e controllare l’operato dell’Amministrazione comunale. Loro avrebbero voluto seguitare a far questo, gli elettori, forse, l’avrebbero preferito, il sindaco, Nino Baglio, un po’ meno.

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Al primo cittadino galatese l’idea di confrontarsi, contrapporsi o addirittura scontrarsi su importanti tematiche attinenti alla gestione pubblica, di avere “tra i piedi” qualcuno, capace e competente, sotto l’aspetto amministrativo, che potesse osteggiarlo arrivando al punto di respingere le sue “imposizioni”, non riusciva più a farlo dormire la notte. Non abbiamo ancora avuto modo di verificarlo, ma si racconta in giro che la notte, da quando l’ex assessore Antonella Truglio disattese, legittimamente, le sue “indicazioni” in fase di rielezione del presidente del Consiglio comunale, il sindaco Baglio è rimasto traumatizzato e non riesce più a prendere sonno.

Fu proprio quella scintilla, alla quale il sindaco di Galati diete troppa importanza, ad innescare l’inizio della “crisi politica” (così il sindaco avuto modo di definirla) e generare l’incubo ricorrente che non gli consente di riposare la notte. Nelle ore in cui dovrebbe pensare a riposarsi, pare, che Baglio venisse assalito da un dubbio amletico. Si ritrovava spesso seduto nel letto a pensare sempre la stessa cosa: “se non sono riuscito a condizionare la scelta della mia assessoressa imponendole di votare il mio candidato a rivestire la carica di presidente del Consiglio, potrò mai gestire il soggetto, qualora decidesse di sedere tra i banchi dell’opposizione, in veste di consigliera?”

In realtà, quella che il sindaco Baglio chiama crisi politica noi l’abbiamo sempre considerata e chiamata con il suo appropriato nome: barzelletta. Una barzelletta stravagante, di quelle che non serve necessariamente arrivare alla fine per potersi contorcere dalle risate. Anche perché la fine è ancora molto lontana e di risate, fin’ora, ne abbiamo fatto parecchie. Abbiamo riso noi e tutto l’hinterland dei Nebrodi.

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Questo giornale ha avuto modo di raccontare ogni passaggio dall’inizio della “crisi”, cominciata con la lettera aperta del primo cittadino Baglio ai cittadini galatesi, con la quale lo stesso chiede le dimissioni dell’assessore Antonella Truglio, fino ad arrivare alla ricomposizione della giunta con la nomina di Flavia Truglio, passando per le mille vicende che hanno visto protagonista il sindaco Baglio, assieme ai suoi due fedelissimi assessori Vincenzo Amadore e Andrea Carcione, nonché per il decreto di scioglimento del Consiglio comunale che manda, di fatto, “a casa” i consiglieri. Non sappiamo se sia andata così, ma ogni accadimento lascia pensare che per sbarazzarsi di qualche consigliere che, col tempo, sarebbe potuto diventare scomodo, il sindaco, consigliato dai suoi fidi assessori, avrebbe pianificato le dimissioni col le due consigliere, a lui vicino, decretando l’azzeramento e la fine dell’intero Consiglio.

Nebrodi News non si è limitato a raccontare fatti e a fare sarcasmo sulle singolari e divertenti condotte del sindaco in ambito politico, ma ha anche anticipato quello che, poi, alla fine si è consumato. Quando ancora tutti s’interrogavano su quelle che potessero essere le successive strategie del trio Baglio, Amadore, Carcione, prima ancora che le consigliere Lorena Barone e Flavia Truglio pensassero di dimettersi, noi avevamo intuito e lanciato la previsione dello scioglimento del Consiglio e che ad amministrare Galati Mamertino, sarebbe rimasto solo l’organo di governo, sindaco e assessori, nell’assoluta libertà di fare, e sfare, ciò che più gli paresse e piacesse. Esattamente come facevano i potestà, tra il 1926 e il 1945, durante l’epoca fascista, quando gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni furono trasferite all’organo monocratico capo indiscusso del governo del comune – abbiamo avuto modo di scrivere.

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Quella che qualcuno voleva far credere essere una casuale evoluzione degli eventi, in realtà non era altro che una strategia studiata a tavolino. Se strategia possiamo definirla. Una diabolica “pensata” per rimanere al governo senza alcun rompimento di “cabbasissi”. D’altronde parliamo di Baglio, Amadore e Carcione  e se utilizziamo il termine “strategia politica” qualcuno potrebbe sembrare un’esagerazione. Considerate che il termine, “strategia”, sempre in ambito politico, veniva spesso accostato a decisioni e azioni compiute da personaggi quali Craxi, Andreotti e Forlani.