Un paese che non ha il Piano regolatore generale (uno dei pochi in Sicilia ormai a non averlo), che deve portare al termine il risanamento finanziario, che ha necessità di guardare avanti con un progetto concreto di sviluppo sulla base di quanto chiedono ormai da anni le tante micro imprese nate soprattutto nel settore turistico e agroalimentare, ma anche agricolo. Questo è Galati Mamertino oggi: un centro quello messinese che si accinge a festeggiare i Tre Santi con le sontuose processioni del Crocifisso di Fra Umile da Petralia ma che si accinge anche a certificare scelte politiche parecchio discutibili nell’ambito di una amministrazione che perde ogni giorno pezzi di consenso.

Perché in pochi hanno condiviso in paese la scelta del sindaco di liquidare senza una reale motivazione amministrativa l’assessore Antonella Truglio che ha retto finora il difficile settore del Bilancio per sostituirla con una consigliera comunale (Flavia Truglio) che ha sì preso molti voti ma che non ha una grande esperienza amministrativa. Il sindaco, ovviamente, avrà fatto le sue profonde valutazioni anche se c’è chi dice ci sia alla base la necessità di rispettare accordi riservati e poco trasparenti e di dare una rappresentanza in giunta alla frazione di San Basilio. Dopo aver provato a piazzare la Truglio alla presidenza del consiglio comunale ed essere tornato a mani vuote nonostante quelle che alcuni consiglieri comunali definiscono forzature istituzionali, il sindaco cambia le carte in tavola.

Ancora non riusciamo a comprendere quale sia il progetto, quale sia la strada indicata: la nuova nomina è utile a rafforzare la fragile economia di questo centro dei Nebrodi oppure serve solo a saziare la fame di potere di qualche membro della giunta abituato a fare il pigliatutto? A chi torna utile la minaccia di azzerare il consiglio comunale per trovarsi da soli al comando? Unico candidato, eletto per buona volontà dei cittadini di non avere un commissario, figlio dell’ingegnoso impegno di alcuni che lo hanno voluto e sostenuto oggi il sindaco di Galati Mamertino si lascia prendere la mano e sembra più impegnato a rispettare regole da vecchia politica piuttosto che immaginare di sparigliare per portare a casa risultati. Più che una giunta sembra ormai un fortilizio assediato da critiche e problemi (spesso solo rinviato e non risolti). Le scelte strategiche, quelle che possono cambiare volto a paese, rinviate di volta in volta o fatte sulla base delle pressioni di una parte del consiglio comunale che ha sempre creduto in percorsi diversi, nuovi, moderni, più giusti (ne è espressione il neopresidente del consiglio Pino Drago che proprio il sindaco non voleva in quel posto). Non ci sono fatti personali alla base della disgregazione di questa maggioranza ma visioni politiche divergenti.

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Ci aspettavamo un segnale dal sindaco, concreto, fattivo, di grande respiro e invece la montagna ha partorito il topolino. Non vogliamo parlare di familismo amorale, né di clientelismo stile anni Ottanta, non vogliamo accanirci su azioni per nulla razionali, ma non possiamo non sottolineare che certi ricatti (politici ovviamente) stanno condizionando la vita amministrativa di un paese che ha necessità di recuperare terreno, di abbandonare certe abitudini, di qualificare il territorio, di puntare ad avere un apparato amministrativo preparato, di trovare sponda per costruire un futuro diverso per chi ancora prova a resistere facendo impresa, scommettendo sulle proprie capacità, mettendosi in gioco. Ci era sembrato troppo severe il giudizio dato nell’ultimo commento pubblicato sulla vicenda. Oggi ci rendiamo conto di essere stati troppo buoni: la barca è alla deriva, il comandante discute sotto coperta con gli ufficiali. Ma è chiaro ed evidente: hanno perso la bussola.