domenica - 22 ottobre 2017
 
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A Galati Mamertino va in scena la commedia dell’assurdo

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Dunque. Scorrendo qui e lì i giornali online sembra che a Galati Mamertino sia arrivata la nuova età dell’oro: arriva la Tivù nazionale con la T maiuscola, convegni e sorrisi, canzoncine primaverili e bimbi in grande spolvero. Mancano i ricchi premi e i cotillons. Il Borgo è felice, gli amministratori possono tirare un sospiro di sollievo: la crisi è finita, nessuno ha più voglia di scappare, gli investitori arrivano a frotte per chiedere in concessione spazi per le loro imprese e il centro storico del Borgo è diventato un grande Paese albergo che pullula di turisti. Non è esattamente il racconto che ne fanno i giornali ma diciamo che un certo tipo di propaganda vorrebbe che si arrivasse a questo punto. Dimenticando magari i problemi e gli scivoloni che purtroppo ci sono, eccome. Perché a dire il vero, senza bisogno di fare grandi studi economici o sociologici, quello che ancora continua a mancare è il progetto, un’idea di quale strada questo Comune montano intenda intraprendere per invertire il corso delle cose.

Sembra di essere in una commedia dell’assurdo, in un pezzo ben scritto di Ionesco, in una consapevole follia in cui tutto è fatto a banali fini di rappresentazione provando a far dimenticare la sostanza che è tutt’altra cosa.
E andando alla sostanza si riscontra un vuoto a perdere che fa rabbrividire: le decisioni importanti, che riguardano il futuro di tutti e non solo la miserabile carriera politica di questo o quell’esponente politico più avvezzo alle clientele e ai sorrisini che a progetti politici seri di medio-lungo termine.

Purtroppo siamo alla farsa e ci viene in mente qualche commedia in cui i due compari si sostengono a vicenda nel truffare i malcapitati. Solo che in questo caso i malcapitati sono i cittadini, gli imprenditori, i professionisti di questo paese. Chi è riuscito a far qualcosa, fin qui, l’ha fatta nonostante tutto e tutti anzi spesso contro tutto e tutti. E se Galati continua a rimanere il paese delle potenzialità inespresse, sempre secondo una chiacchiera costante secondo cui “questo paese potrebbe essere il migliore”, lo si deve a chi è chiamato a decidere e non lo fa, è chiamato a programmare e non lo fa, è chiamato a bene amministrare e non lo fa. Chi ha avuto il coraggio di spendere soldi da queste parti, facendo anche piccoli investimenti, si è pentito. Chi vorrebbe farlo non lo fa. E chi ormai ha speso tutto continua a fare i salti mortali per riprendere i capitali. Mentre la rappresentazione va avanti. Ma è finta.

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