L’ultimo rapporto Istat sull’occupazione pubblicato nel mese di Gennaio 2017 fotografa una situazione da molti definita emergenziale; dopo due trimestri infatti la disoccupazione giovanile (15-24 anni) torna a superare la soglia psicologica del 40%.

In Sicilia il dato sulla disoccupazione giovanile è ancor più preoccupante essendo la soglia del 50% abbondantemente e stabilmente superata; eppure nonostante l’allarme sociale si continuano a sottostimare le radici di questa siccità occupazionale. E’ necessario in tal senso analizzare il rapporto Istat del lontano 2004 che ci racconta di una provincia di Messina in cui il tasso di disoccupazione giovanile ammonta al 39.7%, mentre nella provincia di Palermo la stima supera il 51%; con ciò si vuole evidenziare che la carenza di giovani occupati nella nostra isola non è dovuta esclusivamente alla crisi economico-finanziaria dilagante dal 2008 ma a ragioni endemiche irrisolte. La cara vecchia questione meridionale vive e sopravvive tra di noi ancora inascoltata.

Un aspetto interessante di questo problema può essere affrontato partendo sempre dai numeri elaborati dall’ Istat; la percentuale di laureati senza un impiego nel 2015 ammonta al 4.3% in Lombardia e al 12% in Sicilia, una differenza non di poco conto. Dove risiede la causa di questo distacco consistente? Probabilmente una risposta completa ed appagante è di difficile elaborazione, tuttavia possiamo agevolmente affermare dove un numero considerevole di laureati sicuramente non è occupato: nel mondo delle startup. Nella provincia di Milano risultano registrate presso il Registro delle Imprese ben 935 startup, nella provincia di Messina il Registro ne conta poco più di 30 (dati riferiti all’ultimo trimestre del 2016). Tenendo conto delle dovute proporzioni (differente qualità dell’istruzione universitaria, pil, popolazione e prossimità con le maggiori aziende multinazionali) questo abisso non può che preoccupare in relazione alle risorse del territorio messinese e soprattutto nebroideo; le potenzialità enogastronomiche della costa tirrenica e delle aree interne sono un bacino di idee e opportunità considerevoli, ciò che manca è, tra le altre cose, un adeguato apparato tecnico-informativo che indichi la strada da intraprendere. Un esempio vale su  tutti: non c’è traccia sul territorio di dinamiche ,anche istituzionali, che informino i cittadini di un progetto europeo (varato nell’ambito di Horizon 2020) come “Katana” che offre opportunità di finanziamento per start-up e PMI nell’ambito dell’agrobusiness.

Attivare centri di incubazione nell’area dei Nebrodi per intercettare finanziamenti e sviluppare imprese di certo non abbatterà il tasso di disoccupazione, ciò nondimeno sarebbe un discreto passo avanti.

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