venerdì - 24 novembre 2017
 
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Il sindaco Giuseppe Franco ha adempiuto al rito

La comunità castelluccese accende la lampada votiva alla Madonna di Tindari

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Nei giorni 7 e 8 Settembre  si festeggia a Tindari, la Santa Patrona. Una  ricorrenza religiosa molto seguita, caratterizzata dal pellegrinaggio votivo che porta i fedeli anche a giungere al colle di Tindari, a piedi, addirittura dalla Calabria e da tutti i Nebrodi, seguendo percorsi e sentieri che li portano dalla dorsale ionica o dai boschi dell’entroterra isolano fino a percorrere 70km. Ogni anno, un comune della Diocesi di Patti, offre in dono una lampada e la cera per illuminare, simbolicamente, durante tutto l’anno pastorale, l’altare del Santissimo, presso il Santuario della Madonna nera di Tindari.

Quest’anno l’invito è stato rivolto alla comunità parrocchiale di Castel di Lucio che ha portato assieme alla lampada, che rimarrà accesa per un anno, un piedistallo in pietra creato da un artigiano castelluccese, raffigurante l’immagine di San Placido, Patrono di Castel di Lucio. Alla celebrazione, officiata dal vescovo di Patti Monsignor Guglielmo Giombanco,  da padre Carmelo Lipari parroco di Castel di Lucio, da padre Francesco Vaccaro parroco di Motta D’Affermo  e da altri preti della diocesi, hanno partecipato migliaia di fedeli tra cui molti castelluccesi arrivati a bordo di due autobus . Il sindaco di Castel di Lucio, Giuseppe Franco, ha adempiuto al rito.

“Guardando alla crisi economica e sociale che oscura e minaccia  il mondo, abbiamo davvero bisogno di mettere le nostre comunià, le nostre famiglie, la nostra Chiesa sotto il manto della Madonna, e di consacrarci a lei come figli, perché sia lei, la Madre, a custodirci nella via della fede, della speranza e della carità – afferma il sindaco di Castel di Lucio, Giuseppe Franco. Alla Madonna Nera, al suo Cuore Immacolato, ricolmo dello Spirito Santo, vogliamo affidare i nostri bambini, i nostri adolescenti e giovani, gli anziani e i malati, i poveri e i sofferenti, i disoccupati e le famiglie in difficoltà, tutti coloro che sono più provati dalla vita”.

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