La salma del grande poeta Eugenio Montale rischia di essere sfrattata dal cimitero in cui il grande poeta è sepolto, in Toscana, e la Fondazione Piccolo offre un posto nella cappella di Capo d’Orlando, dove è seppellito Lucio Piccolo, la cui fama poetica si deve proprio a Montale che lo scoprì nel 1954, invitandolo a San Pellegrino Terme e facendogli pubblicare le celebri “Nove liriche“.

Apprendiamo che la salma di Eugenio Montale sepolta al cimitero di San Felice a Ema a Firenze, potrebbe correre il rischio di essere sfrattata assieme alla salma della moglie Drusilla Tanzi e di finire entrambe nell’ossario comunale. Ci rivolgiamo alla Signora Bianca Montale, nipote ed erede universale del poeta e al Sindaco di Firenze, per garantire la nostra disponibilità ad accogliere le spoglie del Premio Nobel e della moglie nel cimitero di Capo d’Orlando, all’interno della cappella gentilizia dei Baroni Piccolo di Calanovella“.

A dichiararlo è il presidente della Fondazione Famiglia Piccolo, Andrea Pruiti Ciarello, in virtù del legame storico esistente fra Eugenio Montale e Lucio Piccolo. Fu proprio lo scrittore genovese, nel 1954, a consacrare nel panorama poetico italiano l’allora giovane poeta Lucio Piccolo di Calanovella, in occasione del premio nazionale di Poesia di San Pellegrino. In un’intervista concessa a Vanni Ronsisvalle nel 1967, Montale si doleva di non essere mai stato a Capo d’Orlando.

La Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella – spiega Andrea Pruiti Ciarello – con questa iniziativa intende celebrare la grandezza di Eugenio Montale e suggellare lo stretto legame di reciproca stima che legava il poeta ligure e quello siciliano, nonché consentire che le sue spoglie mortali “visitino” finalmente quei luoghi celebrati da Lucio Piccolo. Le salme di Montale e della moglie riposerebbero nella prestigiosa cappella gentilizia, che accoglie già le spoglie della principessa Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò, del Barone Casimiro Piccolo di Calanovella, del Poeta Lucio e della sorella botanica Agata Giovanna, nonché quelle del Duca Bent Parodi di Belsito, storico presidente della Fondazione”.