domenica - 23 settembre 2018
 
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Dopo 70 anni a rischio l'affiliazione

La Stefanese calcio ad un passo dal baratro

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La Stesanese, la gloriosa squadra di calcio, che dal 1947 ha ininterrottamente rappresentato la Città delle Ceramiche, nei vari campionati dilettantistici, che ha fatto sognare generazioni di tifosi, rischia di essere cancellata, con un colpo di spugna, dall’elenco delle prestigiose rappresentative calcistiche, gettando via oltre 70 di storia.

Lo apprendiamo dal sito Facebook, Stefanese Calcio, di Gaetano Catania in cui vengono evidenziate le difficoltà a recepire nuovi ed eventuali collaboratori, ma soprattutto, nuovi  sostenitori finanziari. In una situazione definita “insostenibile” è stato ufficializzato lo scioglimento, all’unanimità, del CDA il quale, apprendiamo dalla pagina, rimettere ogni iniziativa e decisione, nelle mani del sindaco di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re.

A 18 giorni dal termine ultimo per l’iscrizione della squadra al campionato di Promozione, in giro per la città, si fa un gran discutere sul tema Stefanese, ma, concretamente, nessuno, pare, abbia pensato ad un incontro tra amministratori, ex dirigenti, eventuali sponsor, giocatori, cittadini per fare il punto ed esaminare, con la lente d’ingrandimento, la questione, fare un nuovo bilancio della situazione o pensare, perché no, alla strutturazione di un nuovo progetto serio e credibile basato sull’impegno e la disponibilità.

Abbiamo sentito telefonicamente il primo cittadino stefanese Francesco Re il quale si dice disponibile ed aperto ad un esame sulla problematica che oggi tiene con il fiato sospeso sostenitori e appassionati di calcio stafanesi. Disponibile ad un dialogo costruttivo e, soprattutto, ad un impegno, dal punto di vista contributivo, con la vecchia, o un’ipotizzabile nuova, compagine societaria. “L’Amministrazione, come ha sempre fatto – dichiara Re – è aperto a qualsiasi iniziativa incline a mantenere alto il buon nome della Città, in questo caso disponibile ha sostenere la società con un congruo contributo che consenta la realizzazione del campionato”. 

Sembra di assistere ad un film già visto. Esattamente com’era capitato qualche anno fa alla Polisportiva Mistretta, oggi rinvigorita dal punto di vista calcistico e societario, assistiamo ad un’emorragia lenta e implacabile di un’altra società. Un’erosione costante e che sembra dall’aspetto irreversibile. C’era una volta il calcio delle frazioni, dei quartieri, delle parrocchie. Piccoli campi di periferia che diventavano palcoscenici di epiche sfide nelle quali ci si giocava il prestigio, la supremazia del circondario.

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E c’era una volta, anche, un calcio fatto di ragazzi del paese, che pagavi con una pizza tutti insieme una volta tanto. Tutto ciò non esiste più. I ragazzi non li compri più con una pizza, adesso, anche nel calcio dilettantistico, trattano sui rimborsi spese e addirittura sugli ingaggi. E visto che gli sponsor di un tempo non hanno più risorse da investire nel pallone sotto casa, ecco la crisi, la scomparsa di tante realtà. Una crisi generalizzata in ogni porzione del territorio nazionale che affievolisce anche la passione, che costringe molte società dilettantistiche ad iscriversi alla categoria inferiore, rispetto a quella conquistata sul campo, per abbattere i costi di iscrizione e di gestione corrente.

 

 

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