giovedì - 14 dicembre 2017
 
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Presentato venerdì 17 novembre a Capo d’Orlando

“L’immagine è l’unico ricordo che ho”, il libro fotografico di Nerina Toci

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Nerina Toci, ventinovenne originaria di Tirana, capitale della Repubblica d’Albania, ma residente sin dalla tenera età a Sant’Agata di Militello, trova nella fotografia il modo di esprimere se stessa e la sua visione delle piccole cose. Ideatrice del libro fotografico, presentato a Capo d’Orlando venerdì 17 novembre,  “L’immagine è l’unico ricordo che ho” con la prefazione di Letizia Battaglia, è anche protagonista di svariate mostre. Nerina racconta, al nostro giornale, il suo modo di fare fotografia e i suoi progetti futuri.

Da cosa nasce l’idea  di un libro fotografico?

“La realizzazione di un libro segna la fine di un percorso per poterne intraprendere un altro. Quindi l’inizio di un nuovo progetto. È un oggetto che non verrà dimenticato nel tempo”.

Qual è il concept del tuo libro?

“L’approccio della donna con l’immagine  non solo nel raccontare  le proprie emozioni ma il tentativo di come poterle  trasmettere. Il libro contiene 29 immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero. Un racconto tra il fiabesco e ambientazioni disabitate, ma dove si percepisce  la vita”.

Qual è per te la funzione della fotografia nei media?

“Siamo nell’era del digitale in cui l’immagine struttura e determina il linguaggio visivo. Dunque la fotografia, oggi si pone fra i mezzi più importanti che vanno oltre la parola scritta”.

Come si produce un libro fotografico?

“C’è molto lavoro dietro. È un parto. Nel mio caso è una sceneggiatura raccontata da immagini”.

Chi è per  te il fotografo oggi?

“Agli albori della foto era un testimone, un reporter. Oggi è una figura più complessa, una sorta  di mediatore culturale tra l’idea e la forma”.

A cosa ti ispiri per i tuoi scatti?

“Per me l’immagine nasce dai ricordi,  mi ispiro essenzialmente a questo. Il risultato dipende dall’incastro di diverse variabili: dall’origine di un’idea, dall’istante,  dal contesto, dal mio stato d’animo”.

Sei sempre emotivamente colpita dai tuoi soggetti?

“Sì, fotografo solo i soggetti con cui ho empatia e che riconosco”.

Come è nata la passione per la fotografia?

“Dall’esigenza di dovermi esprimere attraverso la sintesi. Ho scelto di farlo con la macchina fotografica perché la considero uno strumento che mi trasmette innocenza e mi conduce al percorso dell’immediatezza che mi permette di raccontare attraverso la scrittura di  immagini”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

“Autodidatta”.

Cosa diresti a chi ha la tua stessa passione?

“Di coltivare la passione con dedizione, pazienza, studiare, lavorare,  lavorare tanto”.

La  fotografia ha cambiato il tuo modo di vivere o è stato il tuo modo di vivere che ti ha iniziata alla fotografia?

“È stato il mio modo di concepire la vita”.

Fermi  istanti nel tempo. In base a cosa scegli di immortalare il momento?

“Alle percezioni e proiezioni”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Sono tanti… mostre, presentare il libro in altre città, progetti fotografici, nuove visioni”.

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