C’è un passaggio nel video che gli investigatori hanno diffuso dell’Operazione Nebrodi su cui occorre riflettere. A un certo punto i due che discutono cominciano a temere che le vittime si decidano a denunciare. E che i carabinieri facciano un blitz.  Il dialogo, captato dalle intercettazioni, dimostra che il re è nudo: si presentano con aria minacciosa, si atteggiano a uomini di peso, agiscono nell’ombra come dei vigliacchi e soprattutto hanno paura. Di chi? Dello Stato. Dei carabinieri, della polizia, in generale delle forze dell’ordine. Hanno paura del blitz. Dimostrano ancora una volta e ne diventano testimonial che l’unica strada che c’è è quella di denunciarli, di resistere, di opporsi con l’arma della civiltà: avere fiducia negli uomini dello Stato e fare in modo che questi criminali finiscano in carcere e vi rimangano per un tempo abbastanza lungo. Perché la denuncia può portare alla liberazione della nostra terra e vi sono gli uomini giusti al posto giusto (è il caso del vicequestore di Sant’Agata Daniele Manganaro, ma anche del maggiore che guida la compagnia dei carabinieri di Santo Stefano di Camastra e di tanti altri che non stiamo qui a nominare).

Questa operazione giudiziaria dimostra ancora una volta plasticamente che la mafia ha tutto l’interesse a soffocare un mercato libero, ha tutto l’interesse a controllare il territorio per poter succhiare tutto ciò che è possibile succhiare. Sono, come dicevano i contadini proprio dei Nebrodi riferendosi a loro, dei parassiti. E i parassiti vanno eliminati e sconfitti con interventi forti e decisi. Che devono partire proprio da chi i parassiti gli subisce ogni giorno perché gli impediscono di fare liberamente il proprio lavoro. I mafiosi vogliono appropriarsi di quelle risorse destinate allo sviluppo e a garantire un futuro sereno ai vostri figli. Denunciamoli e mandiamoli tutti in galera. L’aria si farà più pulita. Vivremo meglio.

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