Non si capisce se quella manifestata da Liborio Porracciolo, l’ex sindaco di Mistretta, sia una residua voglia di protagonismo, una strategia per creare confusione o chissà cos’altro. Con un chiaro (ma non a tutti) comunicato stampa l’ex sindaco di Mistretta, mette a conoscenza la cittadinanza che il Tribunale Amministrativo Regionale – sezione staccata di Catania, su ricorso proposto dallo stesso, gli riconosce il diritto all’accesso agli atti che hanno portato allo scioglimento del Comune di Mistretta.

Per farla breve l’avvocato Porracciolo aveva formalmente chiesto alla Prefettura di Messina la copia delle 416 pagine della relazione redatta dalla commissione, nominata e coordinata dal Prefetto di Messina, tramite la quale era stato possibile accertare anomalie e illiceità tali da determinare uno sviamento dell’attività dell’Ente e situazioni anomale, o comunque sintomatiche di condotte illecite, tali da determinare un’alterazione delle procedure da compromettere il buon andamento e l’imparzialità. La Prefettura rigetta la richiesta dell’ex sindaco amastratino ed il Ministero degli Interni ne conferma il diniego. Esattamente quello che è accaduto all’ex presidente del Consiglio del Comune di Mistretta, Felice Testagrossa e a qualche altro consigliere che, come Porracciolo, avevano presentato istanza d’accesso agli atti, presi dalla curiosità di sapere cosa ci fosse scritto nelle 416 pagine, ma anche per l’opportunità che avrebbe potuto offrire il contenuto della relazione al fine di esercitare un diritto: quello alla propria difesa. L’ex sindaco di Mistretta, con il suo comunicato stampa, non fa altro che annunciare che il TAR, a seguito di tutte le domande avanzate dal proprio legale, ha ordinato alla Prefettura di Messina l’esibizione, allo stesso, dei documenti richiesti, la relazione di 416 pagine (cosa che la Prefettura, a questo punto, dovrà rendere a chiunque altro ne abbia fatto formale richiesta).

La questione, che afferisce ad un aspetto strettamente personale, chiaramente non fa notizia se non fosse per il comunicato in se, chiarissimo ed in italiano corretto, ma che a nostro modo di vedere, troppo tecnico per avere lo scopo d’informare. Certo, questa era solo la nostra impressione, ci mancherebbe altro. La nostra impressione iniziale, alla quale non avevamo dato nessun peso, che inizia però a prendere consistenza quando, sentendo parlare qualcuno del comunicato dell’ex sindaco, ci siamo sorpresi per la confusione che il comunicato aveva generato in molta gente. “Avete letto il comunicato del sindaco… il TAR ha annullato il provvedimento del Ministero degli Interni… hanno accettato il ricorso di Porracciolo… lui con lo scioglimento non c’entra nulla”. Abbiamo constatato che in molti non avevano capito una mazza di quello che c’era scritto nel comunicato. E a non aver capito una mazza erano stati troppi, persino qualcuno “studiatu”. Ma Porracciolo di questo non è certo responsabile. Lui, come chiunque altro, è responsabile di ciò che scrive non certo di che interpretano gli altri.

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Rianalizziamo il comunicato e ci rendiamo subito conto che lo stesso, in effetti, non può arrivare a tutti. Non è comprensibile da tutti e all’istante. Noi che facciamo comunicazione sappiamo che quando si scrive i concetti espressi devono essere chiari, ma più d’ogni altra cosa devono necessariamente essere compresi e afferrati al volo tanto dal fisico nucleare quanto dall’asino. Nel comunicato stampa dell’ex sindaco amastratino vengono utilizzati termini come “Amministrazione resistente” ma non spiegata nella quale fosse tale amministrazione; “annullamento del provvedimento del Ministero degli Interni”, ” … “, che i più distratti, i quali fino alla fine sperano fosse uno sbaglio il provvedimento che sancisce lo scioglimento del comune di Mistretta, e qualche tifoso dell’ex sindaco, hanno subito interpretato male. La prova è stata l’interpretazione sbagliata di massa. In molti, nonostante il comunicato fosse stato scritto in italiano corretto, hanno capito fiaschi per lanterne. Un tizio utilizzando un social, privatamente, ci scrive: “Avete visto, il TAR ha emesso la sentenza e ha annullato il provvedimento prefettizio”. Intuendo che il soggetto avesse interpretato male l’avviso di Porracciolo ribatto: a quale provvedimento ti riferisci ? “Porracciolo ha fatto ricorso, difeso dall’avvocato Giampiero D’Alia, ed è stato annullato il provvedimento, lui non c’entra nulla”.

La prova di un’interpretazione sbagliata di massa, leggendo pure il commento di qualche adepto dell’ex sindaco su un social, era oramai chiara. Il comunicato non era stato chiaro a troppi. Il vocabolario da giurista, siamo arrivati alla conclusione, dovrebbe essere utilizzato tra pari, tra uomini di legge, nei tribunali, non per informare la gente. Ognuno comunica come vuole o come sa fare, qualcuno potrebbe pensare. E su questo siamo decisamente d’accordo. Ma quando, come riteniamo sia stato fatto in questo caso, dopo aver letto e riletto il comunicato stampa, su argomentazioni delicate come lo scioglimento di un Comune amastratino, che ha ferito nell’orgoglio la maggior parte dei cittadini che ancora oggi si chiedono di chi sia stata la colpa, viene sbandierata una notizia, destinata a tutti, che è notizia solo per chi la divulga, con concetti da giurista, non certo di facile comprensione, diramati in modo articolato, magniloquente e inutilmente macchinoso, nel quale le parole chiave ricorrenti sono: ex sindaco di Mistretta, Liborio Porracciolo, annullamento del provvedimento prefettizio, annullamento del provvedimento del Ministero degli Interno, che per il contenuto primariamente giuridico non informano, ma generano, come dimostrato, confusione, difficoltà a cogliere appieno e correttamente il significato della comunicazione, qualche dubbio, su quelli che sarebbero dovuti essere i veri effetti sperati, a noi maligni, viene.

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