In esecuzione di una sentenza definitiva della Corte d’appello di Messina la sezione operativa della Dia di Messina ha confiscato i beni immobili, automezzi e conti correnti, per un valore complessivo di un milione e duecentomila euro, a Francesco Cannizzo, 50 anni, personaggio di spicco del clan mafioso tortoriciano dei Bontempo Scavo. Precedentemente era stato emesso un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti del patrimonio costituito da una lussuosa villa ubicata a Capo d’Orlando, da un’altra unità immobiliare, da un Audi A6, da una Opel Tigra Twintop 1.4 cabrio, una Fiat Punto 55, una Seat Ibiza 1.9 Tdi, 3 conti correnti bancari e 5 carte di credito. Francesco Cannizzo, condannato all’ergastolo nell’ambito del processo "Mare Nostrum" in quanto ritenuto affiliato prima al clan Chiofalo e poi a quello tortoriciano dei Bontempo Scavo, contrapposto al clan dei Galati Giordano. Nel ‘91, proprio per la sua appartenenza al clan rivale a quello dei Galati Giordano rimase vittima di un attentato in seguito al quale rimase paralizzato e costretto alla sedia a rotelle. Una condizione fisica, questa, che però non gli impedì di continuare la sua attività illecita, soprattutto nel campo del traffico di droga. Nel ’96 fu, infatti, arrestato insieme a un’altra persone in quanto trovato in possesso di 270 grammi di cocaina pura e 50 grammi di eroina. Fu coinvolto anche nelle inchieste "Due Sicilie", nella qualità di promotore di una associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e nell’inchiesta "Icaro". Al provvedimento di sequestro prima e di confisca poi dei suoi beni la Dia è giunta attraverso indagini patrimoniali attraverso le quali sarebbe stata accertata la discrepanza tra il reddito dichiarato rispetto ai beni realmente posseduti.
17-04-2010 14:25