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Perché Fabrizio Ingemi, l’ex bancario della Carige si trovava ad Agrigento e non, come sembrava più probabile, all’estero ? E perché è stato trovato in condizioni da vero barbone, trasandato, assiduo frequentatore della mensa delle suore insieme ai poveri della città ? Lui, che dai conti dei clienti della Carige di Capo d’Orlando ha fatto sparire, dal 2005 al 26 febbraio scorso, circa 7 milioni di euro ; abituato a spendere e spandere, a viaggiare in lungo e in largo, a fare del lusso e del divertimento, almeno così sembrava, quasi una ragione di vita. Quella del barbone era solo una trovata per non essere riconosciuto e, quindi, come è stato, arrestato ? Oppure è stata la conseguenza di chi, ritrovandosi braccato e senza nemmeno un centesimo in tasca, ha dovuto scegliere la strada come unica dimora ? Certo, appare improbabile che un latitante che dispone di 7 milioni di ero preferisca un abbigliamento da straccioni, una mensa per poveri e un centro di accoglienza, piuttosto che una lussuosa località straniera dove godersi i quattrini arraffati certo di farla franca. Domande, tante domande, che rendono oggi più che mai misterioso il caso Ingemi. Un mistero reso ancora più fitto anche dalla conferenza stampa per divulgare i particolari del blitz ad Agrigento. Una conferenza che avrebbe dovuto svolgersi oggi pomeriggio in Procura, a Patti, alla presenza anche del procuratore capo che coordina le indagini. E, invece, è stata anticipata a questa mattina e trasferita alla questura di Messina dove, ad incontrare i giornalisti, non c’erano né il dirigente del commissariato di Capo d’Orlando, Marcello Castello, né il vicequestore
Mario Ceraolo Spurio, responsabile dell’Ufficio prevenzione crimini della questura, al quale va il merito della cattura di Ingemi. Sarebbe stato lui, infatti, a far pedinare da qualche giorno alcuni stretti familiari dell’ex bancario sospettando che lo sesso non fosse fuori dall’Italia. Un sospetto ripagato, visto che una volta individuato l’uomo sospettato di essere Fabrizio Ingemi lo stesso Ceraolo, insieme agli agenti del commissariato di Capo d’Orlando, ieri mattina si sarebbe recato ad Agrigento per recarsi nel centro di accoglienza dove Ingemi avrebbe trovato ospitalità. E, invece, il blitz è scattato prima. L’ex bancario, infatti, è stato visto proprio nei pressi della questura di Agrigento e riconosciuto. Chiamato per nome dagli agenti si è girato. Quindi è stato bloccato e arrestato.
Nel corso della conferenza, tenuta dal capo della mobile, non è stato detto chiaramente come si è giunti all’arresto di Ingemi. Si è parlato di una telefonata che segnalava la presenza del latitante ad Agrigento. Così come non è stato chiarito se l’aspetto da clochard era solo una maschera o una condizione reale. Si cercano i soldi, mentre si ipotizza che Fabrizio Ingemi (e questo è apparso scontato da subito) abbia compiuto il raggiro in banca, che risulta tra le vittime, con la complicità di altre persone indagate per riciclaggio. Si parla di altre 4 persone. Ma il sospetto è che la bomba giudiziaria debba ancora esplodere e che il caso Ingemi sia solo al primo capitolo. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che Ingemi possa essersi voluto far arrestare. Ma se fosse stato così si sarebbe semplicemente presentato in qualche commissariato, caserma o carcere e costituito, senza tutto questo "teatrino", mentre non è escluso che possa essere stato "venduto" da qualche complice con non avrebbe voluto dividere la torta dei miloni di euro. Nei prossimi giorni, certamente, se ne saprà di più, dopo che Ingemi sarà interrogato. E non è escluso che possa decidere di vuotare il sacco facendo tremare qualcuno.
29-10-2010 16:50