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«La religiosità in Sicilia tra il sacro ed il profano»

Presentata una raccolta di antiche preghiere
Milazzo. Interessante lavoro di ricerca etno-antropologica delle autrici Bonanno e Giaco

Da uno dei nostri lettori riceviamo e pubblichiamo un pezzo relativo alla presentazione di un libro.

Un interessante lavoro di ricerca etno-antropologica è stato presentato dalle autrici Lidia Bonanno e Giuseppa Giaco, le quali nel libro dal titolo «La religiosità in Sicilia tra il sacro ed il profano» si sono proposte di tramandare ai posteri le preghiere, le invocazioni ed i riti contrassegnanti l’identità di un popolo attraverso il fluire dei secoli.
Nel suo discorso di apertura l’assessore Francesco Alesci ha riassaporato in un metaforico viaggio a ritroso i dolci ricordi della memoria e nel contempo ha lanciato un appello ai giovani affinché si riapproprino delle radici storiche e culturali come momento di appartenenza ad un territorio e di valorizzazione delle risorse locali.
La relatrice, prof. Chiara Muscianisi, sostiene l’importanza di conoscere il dialetto siciliano, poiché da esso si è sviluppata la letteratura italiana, mentre l’odierno consumismo fagocita le piccole realtà, provocando una grave crisi della società. Dalle preghiere contenute nel volume si evincono le ricorrenze liturgiche e molte di queste rappresentano un’autentica manifestazione di fede testimoniante lo sforzo pastorale della Chiesa nel suo favorire la catechesi in dialetto specialmente nel XVIII secolo. Nella sezione delle preghiere ai Santi le orazioni si concludono sempre con la richiesta di qualche grazia, poiché essi, protettori delle molteplici attività umane, sono reputati più vicini alle esigenze del popolo, analogamente ai riti pagani, allorquando si invocavano i Numi tutelari dei più svariati settori o se ne ricavavano responsi oracolari: un tipico esempio è dato dalla «Scuta» di San Giovanni e San Paolo, dai quali si potevano ottenere notizie certe sui propri cari lontani da casa. Fra le pagine vi si ravvisa anche una campionatura per liberarsi dai mali fisici e psichici, mentre alcune di carattere apotropaico possono essere tramandate soltanto durante la notte di Natale in un sincretismo dove l’elemento pagano e cristiano raggiungevano un armonioso punto di coesistenza nell’ampio palinsesto religioso.
La scrittrice Lidia Bonanno ha sentito la necessità di mettere sulla carta ciò che si tramanda da padre in figlio. In lei è scattato un campanello d’allarme, perché soltanto gli anziani conoscono le giaculatorie frutto di una stratificazione, che nei secoli ha dato origine alla sicilianità. La reminiscenza alla Grecia antica ed il simbolismo biblico sono rispecchiate nell’immagine della copertina, un albero di olivo dalle radici forti e profonde, a confermare quanto forte sia l’afflato mistico e sensuale dei siciliani verso la divinità.
La coautrice Giuseppa Giaco ha avuto l’idea di descrivere, a partire da una raccolta di foglietti contenenti suppliche, regalati dalla sua nonna, una più ampia ricavata dai contributi degli anziani nei vari paesi del comprensorio peloritano e nebroideo, facendo propria la missione di perpetuare quelle tradizioni che permettono a tutti di non perdere la traccia delle proprie origini.

Foti Rodrigo

10-05-2010 11:48

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