È stato pubblicato il numero II, Anno II (Luglio /Dicembre 2010) della Rivista internazionale di Letteratura e di Cultura "Terzo Millennio" fondata e diretta dallo scrittore messinese Carmelo Aliberti, di cui è direttore responsabile il giornalista monfortese Santo Coiro.
La copertina della rivista e l’articolo principale sono dedicati ad Andrea Camilleri, scrittore nato a Porto Empedocle, la futura Vigàta dei suoi romanzi. Aliberti esamina tutte le opere di Camilleri dai romanzi storici a quelli polizieschi. Nei primi si possono cogliere, secondo Aliberti, sia lo strapotere delle classi egemoni , sia le reazioni impotenti delle classi subalterne nello scorrere di un plurisecolare percorso della storia”. Nei polizieschi per Aliberti le indagini di Montalbano “sono guidate non solo dalla necessità di catturare il criminale , ma soprattutto di individuare il nucleo da cui è scaturito il meccanismo del crimine”. L’attenzione investigativa dai casi particolari espande così la sua ottica di osservazione ad intrecci perversi più profondi su cui galleggia una società corrotta fornendo allo scrittore la possibilità di smascherare i nuovi mostri che clandestinamente continuano a gestirla. Per quanto riguarda la lingua usata da Camilleri, si tratta di un Italiano meticciato in cui affiora insistentemente la naturalezza della lingua “viganatese” che sgorga dalla riscoperta del lessico familiare, dal codice della quotidianità della giovinezza di Camilleri.
Molto interessanti nella rivista sono tre articoli riguardanti il rapporto col divino di tre dei massimi protagonisti della letteratura italiana: Leopardi, Pascoli e Pavese. Anna Maria Golfieri dell’Università di Torino rileva come Leopardi, nonostante l’educazione religiosa ricevuta non conosca il volto del Dio della Bibbia che vuole fare alleanza con l’umanità tanto che lo sostituisce con un Dio nemico, rivale dell’uomo. Solo con “La Ginestra” Leopardi comincia a scoprire un amore diverso dall’eros, un’alleanza intraumana contro la natura matrigna. A partire dalla percezione di questa alleanza fraterna potrebbe svilupparsi un’evoluzione in cui Dio non è l’avversario, ma il primo alleato, fedele nella lotta contro ciò che è male.
Marino Boaglio dell’Università di Torino evidenzia come la poetica del Pascoli si sviluppi attorno al simbolo del nido distrutto dalla malvagità degli uomini, indice di una turbata sensibilità infantile e un’incapacità di vivere del poeta. Per lui il cimitero è una variante privilegiata del nido un ambito chiuso in cui ci si stringe tutti insieme e ci si difende dal mondo e dalla storia. Il mondo dei vivi è ricomposto in quello dei morti , sotto il segno distintivo degli affetti viscerali. La morte in Pascoli è però senza resurrezione, senza riscatto ultraterreno e quindi senza possibilità di consolazione.
Barberi Squarotti, ordinario di letteratura italiana all’Università di Torino analizza di Pavese la poesia e il sacro; e rileva che in “Lavorare stanca” c’è la narrazione della fine del sacro, l’evento drammatico della scomparsa di Dio, di tutti gli dei. La solitudine dell’uomo caratterizza la condizione dell’esistenza ora che gli dei sono scomparsi. In Pavese è ossessiva la dichiarazione della condizione dell’uomo sempre e definitivamente solo. Tutta la raccolta poetica di Pavese è costruita sul confronto tra il sacro che si dissolve e l’economicità , la fatica feroce, le violenze insensate, i moti inutili di rivolta o la vana ricerca di liberazione.
Giuseppe Rando docente di letteratura nell’Università di Messina analizza la trilogia intitolata da Corrado Alvaro “Memorie del mondo sommerso” ( L’età breve, Mastrangelina, Tutto è accaduto) con cui il romanziere calabrese “ritenne di dovere fare i conti definitivi con il passato, tutto il suo passato, senza intenti apologetici ma allo scopo di trasmettere il senso vero delle cose. Rando sottolinea anche una significativa ed attualissima frase di Alva ro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.
Parecchi lavori della vasta produzione del letterato fiorentino Aldo Palazzeschi sono esaminati dallo studioso Delmo Maestri, mentre Jean–Ior Ghidina si sofferma su testimonianze di autori francesi sulla prima guerra mondiale. Molto interessante uno scritto dello storico dell’arte Andrea Italiano in cui si accostano i quadri del Caravaggio alle poesie del mistico spagnolo Giovanni della Croce. In entrambi predomina il buio, il negativo illuminato però dalla grazia divina che irrompe con il suo squarciante chiarore conducendo l’uomo dalla notte oscura, alla luce, dal "nulla" verso il "tutto".
Per quanto riguarda le recensioni di libri, il critico letterario Lucio Zinna presenta il romanzo di Luigi Maniscalco Basile Una grossa palla che gira nel vuoto, un affresco dell’aristocrazia siciliana ambientato nei primi decenni del secolo scorso. Il prof. Antonino Grillo recensisce un nuovo , aureo libriccino di Mirella Genovese dal titolo Morte annunciata dedicato alle vittime del tremendo nubifragio cha all’inizio di ottobre 2009 si abbatté con tragici effetti sui comuni messinesi di Giampilieri, Scaletta Zanclea, Itàla, Briga, Pezzolo, Altolia e Molino.
Claudio Paterna ci parla del suo recente libro dal titolo Persistenze e ritualità arcaiche nell’entroterra che si propone di dimostrare che gli storici dovrebbero affiancare allo scavo archeologico lo scavo antropologico accostando dati di discipline diverse per poter delineare con più cura i caratteri di un popolo.
Non manca nella rivista il settore dedicato alle poesie: ci sono quelle di Andrea Ingemi, Andrea Genovese mentre Giorgia Scaffidi ci parla di Itaca, dramma lirico con cui Carmelo Aliberti dà al mito una nuova esistenza volta a ritrovare nelle più antiche radici della cultura europea l’interpretazione della modernità.
La rivista ha contenuti di alto livello ma non posso esimermi dal constare che gli aspetti tipografici non lo sono altrettanto. Si riscontrano errori nell’ impaginazione, parecchie imprecisioni, assenza di virgolette o corsivi dove invece sarebbero necessari, foto non sempre sufficientemente leggibili e ciò dà impressione di cura non adeguata ai pregevoli contenuti.