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CRONACA
Facevano il "pacco" su Internet: arrestati dalla Guardia di finanza
MESSINA. Mettevano in vendita oggetti, ricevevano il pagamento e sparivano

Le indagini espletate dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Messina presso la Procura della Repubblica su delega del Sost. Proc. Fabrizio Monaco hanno svelato l’esistenza di un’attivissima organizzazione criminale insediata nel Villaggio Bordonaro della città di Messina, dedita alla commissione di una serie indeterminata di truffe ai danni di cittadini di tutto il territorio nazionale e di altre fattispecie delittuose operativamente connesse (riciclaggio, simulazione di reato, false denunce di smarrimento di documenti, contraffazione di documenti d’identità e di documenti fiscali, all’indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento) commesse attraverso la rete Internet. Indagati, a vario titolo, sono oltre 20 persone di cui alcuni minori.
L’attività delittuosa è stata compiuta con certezza dall’anno 2008 ai giorni nostri, nonostante le svariate perquisizioni, i più diversi interventi della polizia giudiziaria, la grande mole di querele ed i numerosi procedimenti penali avviati nei confronti degli indagati, indifferenti alle indagini, forti di un giro d’affari estremamente elevato. Destinatari dell’Ordinanza di custodia cautelare in carcere sono:
1) SPARTÀ Francesco, nato il 27/11/1989 a Messina - presunto promotore ed uno dei capi dell’organizzazione.
2) GUERRERA Giovanni, nato il 10/03/1989 a Messina - presunto promotore ed uno dei capi dell’organizzazione.
3) CRUPI Costantino, nato il 26/11/1984 a Messina.
4) PANTO’ Antonino, nato il 12/09/1987 a Messina.
Agli arresti domiciliari sono, invece, finiti:
5) CAVO’ Davide, nato il 01/04/1991 a Roma.
6) MIGLIARDI Giuseppe, nato il 12/08/1988 a Messina.
Gli altri indagati a vario titolo sono:
7) L. R. N., classe 1970;
8) V. C., classe 1989;
9) V. G., classe 1986;
10) G. G., classe 1983;
11) O.N. E., classe 1987;
12) L. R. D., classe 1975;
13) B. O., classe 1968;
14) M. G., classe 1985;
15) T. F., classe 1954;
16) C. S., classe 1959;
17) S. A., classe 1965;
18) S. M. C., classe 1986;
19) F. M. E., classe 1993;
20) C. L., classe 1980;
Le indagini, iniziate nell’anno 2010 e durate per più di un anno, sono state
intraprese a seguito della delega d’indagine conferita dalla Procura di Messina finalizzata all’accertamento dei fatti esposti nella querela presentata da un soggetto, il quale, dopo avere visionato su Internet un annuncio di vendita relativo ad un telefono cellulare "iPhone3GS 32 GB" ed avere concordato telefonicamente il prezzo, versava la somma di quasi 400 euro, ricaricando la carta postepay1 intestata a Costantino Costantino. Effettuato il pagamento, l’acquirente non si era visto poi recapitare l’oggetto acquistato.
L’attenta attività d’indagine svolta dagli investigatori ha permesso di accertare che quanto patito dal denunciante non era un caso isolato, ma faceva parte di una delle innumerevoli truffe messe a segno da una vasta associazione a delinquere.
Le carte postepay sono strumenti di pagamento ricaricabili nominativi rilasciate dagli uffici postali; per il rilascio della carta il richiedente compila e sottoscrive appositi moduli, previa esibizione in originale di un documento di riconoscimento e del codice fiscale, dei quali viene estratta copia fotostatica a cura del personale dipendente dell’ufficio.
Esse possono essere ricaricate presso gli uffici postali, presso gli sportelli automatici (Atm) postali o bancari, on-line, presso gli esercenti abilitati.
Per le operazioni di prelevamento, di pagamento o comunque di addebito (es. ricarica di altre carte ricaricabili), è necessario disporre di un codice "PIN" all’uopo rilasciato dall’ufficio erogante. Il minuzioso sviluppo dei dati acquisiti e delle informazioni assunte sul territorio, la ricerca di vittime da potere mettere in relazione all’attività delittuosa, l’analisi dei movimenti delle carte postepay, gli appostamenti ed i pedinamenti, l’intercettazione telefonica e le riprese video, hanno permesso di ricostruire le modalità organizzative ed operative degli associati. L’attività delinquenziale ha trovato fertile terreno nel connubio formato dalla pratica sempre più diffusa di acquisti di merce direttamente tra privati attraverso siti specializzati e dall’altrettanto diffuso ricorso allo strumento delle cosiddette carte prepagate ricaricabili. Tale unione è stata foriera di un proliferare di truffe.
MODUS OPERANDI
Uno o più membri dell’associazione effettuavano l’inserzione di vendita di un oggetto (per lo più telefonini marca/modello Apple iPhone o altri oggetti hi-tech molto ricercati di ultima generazione e con prezzo di mercato di fascia alta, quali Playstation3, ed ultimamente robot da cucina Bimby TM 31 Vorwerk) su uno dei noti siti internet sotto forma di asta o di annuncio, ad un prezzo appetibile rispetto a quello di mercato. Nell’annuncio venivano inserite delle informazioni di contatto, quali il nome del venditore, l’indirizzo e-mail ed il numero di telefono; quest’ultimo in taluni casi comunicato successivamente, dopo avere intrapreso i contatti tramite e-mail. Le inserzioni-annunci venivano effettuate anche contemporaneamente su siti differenti ma per il medesimo oggetto, con le stesse informazioni di contatto oppure indicando nome del venditore e numero di telefono o mail differenti, appositamente create.
Le inserzioni erano generalmente effettuate dai computer di casa (siano essi portatili o "fissi") o da Internet Point dislocati nella città di Messina ed in rari casi agganciandosi ad una rete Wi-fi aperta, ovvero non protetta da password, di qualche ignaro cittadino.
Trovato l’accordo con l’acquirente sul prezzo di vendita, tramite mail, telefonata o sms, veniva comunicato il numero della carta postepay da ricaricare giustificando nei più svariati modi l’eventuale diversa titolarità rispetto al soggetto che veniva pubblicizzato come venditore (è della mia fidanzata, di mio cugino, ecc. ecc). Talvolta, dietro insistenza dell’acquirente, il venditore si "accontentava" di un acconto prima della spedizione della merce e del saldo ad avvenuta consegna della stessa, che, ovviamente non sarebbe mai avvenuta.
Molti acquirenti, per verificare la bontà e la vetustà del prodotto che sarebbero andati ad acquistare, hanno chiesto al "venditore" di inviargli, tramite mail, copia dello scontrino fiscale afferente l’acquisto, atto anche a giustificarne il regolare possesso da parte del venditore; vendendosi esaudita la richiesta, ricevendo copia del documento apparentemente regolare, non hanno poi titubato nel procedere con l’acquisto. In effetti l’organizzazione, ha sovente ed agevolmente esaudito la richiesta pervenuta, effettuando la scansione di uno scontrino fiscale d’una nota catena nazionale di elettrodomestici, verosimilmente relativo ad un acquisto reale (è stato sequestrato un Apple iPhone personalmente utilizzato da uno degli indagati), appositamente contraffatto sia nella data di rilascio sia nel prezzo corrisposto, man mano aggiustato ad hoc in base al momento storico di vendita per attestare il recente acquisto dell’oggetto, tanto i destinatari non potevano averne contezza.
L’acquirente informava il venditore dell’avvenuto pagamento della somma di denaro che veniva così direttamente e quasi contemporaneamente prelevata presso gli sportelli automatici di diversi uffici postali e bancari della città di Messina. Sovente, però, il denaro non veniva direttamente prelevato ma veniva prima fatto transitare dalle diverse carte postepay degli altri soggetti facenti parte dell’associazione. Le operazioni venivano fatte con diverse carte postepay a breve distanza di tempo nello stesso od in differenti sportelli automatici degli uffici postali o bancari. In alternativa al prelevamento presso gli sportelli postali o bancari, il denaro veniva trasferito su un conto virtuale aperto presso un sito di scommesse on-line, per poi essere speso scommettendo o giocando partite virtuali di poker on-line, eventualmente chiedendo al gestore del punto internet-sala giochi di riscuotere il credito del proprio conto.
L’acquirente truffato riprovava a contattare il "venditore" tramite mail o numero di telefono precedentemente comunicati, non ottenendo alcuna risposta, o sentendosi riempire d’insulti o dire dall’interlocutore di turno che non sapeva di cosa stesse parlando, od infine veniva schernito ed invitato dal venditore a sporgere querela che tanto non sarebbe cambiato nulla, deridendo l’operato delle forze di polizia.
Per raggiungere il loro scopo, gli associati potevano contare sull’utilizzo di una pluralità di carte postepay, man mano cambiate nel corso del tempo, per la quasi totalità intestate agli indagati che le mettevano a disposizione del consesso criminale. Al fine di sviare i sospetti su di loro i titolari delle carte postepay, subito prima o poco dopo l’utilizzo delle stesse per riscuotere i proventi delle truffe, ne denunciavano falsamente lo smarrimento od il furto talvolta unitamente a quello dei documenti di riconoscimento.
Tra le fattispecie delittuose anche la contraffazione, ad opera di alcuni associati dei documenti di riconoscimento dichiarati smarriti da altro indagato, grazie ai quali, traendo in inganno dipendenti delle poste e dealer delle società telefoniche, sono state ottenute carte postepay e sim telefoniche.
Quando una carta postepay veniva bloccata dal sistema informatico delle Poste o
catturata da uno sportello automatico o quando per varie ragioni di opportunità veniva abbandonata o distrutta, perché ormai troppo utilizzata su internet, gli associati, con le modalità sopra descritte, ne ottenevano un’altra a nome dei soliti soggetti o di altri compiacenti.
In extremis gli associati provvedevano a rubare i documenti di riconoscimento ad ignari soggetti per poi provvedere a farsi rilasciare con gli stessi una nuova carta postepay sfruttando la somiglianza tra qualche personaggio vicino all’associazione e la vittima. Complessivamente, allo stato degli atti, sono state individuate nr. 28 carte postepay intrecciate tra loro, utilizzate dal consesso per le finalità delittuose sopra descritte.
AMMONTARE DELLE TRUFFE
Tenendo presente che non tutti gli strumenti finanziari utilizzati dall’organizzazione sono al momento noti in considerazione del difficile ambiente di intervento costituito dal rete internet e dal mondo informatico, l’ammontare complessivo dei proventi delle truffe messe a segno dall’associazione attraverso l’utilizzo delle carte postepay, allo stato degli atti, è quantificabile in euro 268.101,55.

21-11-2011 23:16

   
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