E’ entrato nel vivo, stamattina, il processo relativo all’operazione “Concussio” condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina e coordinata dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Messina, Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, nei confronti della cosiddetta famiglia mafiosa di Mistretta, che vede imputati nove soggetti.

Nell’aula delle udienze del Tribunale di Patti, per diverse ore, è stato sentito ed interrogato un solo test: un maresciallo dei carabinieri, verbalizzante, facente parte della squadra d’investigatori del Nucleo provinciale dei Carabinieri di Messina, che ha portato avanti l’inchiesta, il quale ha, punto per punto, confermato le informative relative alle indagini partite quando una coppia di coniugi, imprenditori edili, si è rivolta ai carabinieri raccontando di essere stata vittima di un tentativo di estorsione mentre era in corso la gara, indetta dal Comune di Mistretta, per i lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato “Fiumara d’Arte”.

Dalla deposizione del militare dell’Arma, nel corso dell’udienza, apprendiamo che gli imprenditori nell’agosto 2015 si erano aggiudicati l’appalto indetto dal Comune di Mistretta, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del TAR di Catania, conseguente ad un loro ricorso. Circa un mese dopo gli stessi imprenditori edili si presentano dai Carabinieri di Francavilla di Sicilia raccontando loro un maldestro tentativo di estorsione perpetrato da un  consigliere comunale di Mistretta: Vincenzo Tamburello. Il comandante della Stazione decide dunque di accompagnare i soggetti al Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina, luogo in cui viene ripetuta la medesima esposizione dei fatti, senza, stranamente, procedere alla formalizzazione di una denuncia.

Il 3 ottobre dello stesso anno i Carabinieri di Messina convocano l’impresa invitando la stessa a sporgere denuncia nei confronti del Tamburello e, in quell’occasione, in accordo con l’Autorità giudiziaria, collocano, all’insaputa degli impresari, una cimice nell’auto degli stessi che consentisse agli investigatori di ascoltare e localizzare. Anche in quel frangente gli impresari, che raccontano di essere stati vittima di un tentativo di estorsione da parte di Tamburello, lasciano il Comando provinciale senza depositare alcuna denuncia.

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Il 23 gennaio 2016 i Carabinieri di Messina convocano nuovamente l’impresa invitandola, ancora una volta, a sporgere denuncia contro il consigliere comunale amastratino. Questa volta la ditta si lascia convincere e formalizza l’atto contro Tamburello. Il 21 e 25 settembre 2017 – apprendiamo in aula sempre dalla deposizione del maresciallo – i carabinieri di Messina riconvocano, ancora, l’impresa informando la stessa che dall’attività investigativa erano emersi nuovi fatti e altri nomi: Giuseppe Lo Re e Isabella Di Bella. Nomi che fino a quel momento dalla bocca dell’imprenditore, che si dichiara vittima di una tentata estorsione, non erano mai usciti. A questo punto, oramai con le spalle al muro, l’imprenditore non può far altro che denunciare anche Lo Re e Di Bella arricchendo il verbale di denuncia di ulteriori dettagli.

Secondo l’accusa i soggetti coinvolti, sarebbero collegati a quella che viene definita la famiglia mafiosa di Mistretta ed avrebbero cercato di imporre il pizzo sui lavori di restauro delle opere di «Fiumara d’Arte», il museo a cielo aperto, creato dal mecenate Antonio Presti.  Il processo entra, dunque, nel vivo e fra gli imputati spiccano i nomi di Giuseppe Lo Re, detto Pino, 55 anni, di Caronia, (oggi presente in aula) ritenuto esponente del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, Isabella Di Bella, una cartomante 68enne di Acquedolci, zia di Lo Re, sottoposta alla misura restrittiva dei domiciliari e Vincenzo Tamburello, 41 anni, ex consigliere comunale di Mistretta, detenuto insieme a Lo Re nel carcere di Messina Gazzi, sui quali per entrambi pende l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Mentre gli altri sei indagati, Giuseppe Belvedere, 52enne di Caronia, Mario Bonelli, 27enne di Nicosia, Dimitrina Dimitrova, 49enne bulgara residente a Caronia, Florian Florea, 25enne romeno, Dimona Dimitrova Gueorguieva, 40enne bulgara residente a Caronia, Anamaria Hristache, 29enne romeno domiciliata a Torrenova, nell’ambito della medesima operazione, sono tutti accusati, insieme a Lo Re, di trasferimento fraudolento di valori.

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