domenica - 04 dicembre 2016
 
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Precari enti locali, oggi assemblee nei Comuni e domani la protesta sbarca a Palermo

L'assemblea dei precari a Galati Mamertino
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Va avanti anche oggi la protesta del personale precario di cui all’art 30 comma 1 della l.r. 5/2014 sui posti di lavoro degli enti locali e non solo: il 95% dei 16mila precari siciliani in servizio negli enti locali si è fermato. . Domani una delegazione regionale si recherà a Palermo presso la sede dell’assessorato regionale delle Autonomie locali per sollecitare l’assessore Luisa Lantieri a procedere alla convocazione urgente dei lavori in cabina di regia sul precariato. Dall’esito dell’incontro dipenderà la programmazione delle iniziative di lotta a per i giorni a seguire , senza escludere a priori un’occupazione degli enti locali o una manifestazione regionale .

L'assemblea dei precari a Galati Mamertino

L’assemblea dei precari a Galati Mamertino

Comunque vada, le amministrazioni attualmente in carica passeranno alla storia scrivendo l’ultima pagina di questo lungo precariato degli enti locali e non solo; queste di fatto sono chiamate per legge a prendere posizione e le scelte sono due: contestare le procedure del decreto 101/2013 non dando seguito all’approvazione del piano triennale 2016/2018 entro il prossimo e imminente 30 settembre in assenza di norme specifiche che intervengono a tutela e salvaguardia di tutta la categoria oppure  procedere in tale direzione con tutto ciò che questo comporta.

Ed è proprio su questo che la categoria richiama l’attenzione, in assenza di norme che  affrontano in modo specifico la problematica e intervengono a modifica delle procedure in atto a regime, si prospetta una soluzione che poco ha a che fare con le rivendicazioni fatte dalla categoria fin dal 1989, ovvero un contratto a tempo indeterminato alle dipendenze degli enti presso cui prestano servizio. “Di fatto – è l’opinione dei lavoratori – si propone un  deportamento in massa nella RESAIS società partecipata dalla Regione siciliana, istituita con propria legge regionale nel lontano 1975 per avviare a liquidazioni alcune aziende in crisi che operavano nel settore industriale (ESPI, EMS, AZASI) e accoglieva il personale da queste dipendenti per accompagnarli al prepensionamento con requisiti minimi 27 anni di contributi e 52 anni di età riconoscendo loro un assegno mensile pari all’80% dell’ultima retribuzione, nel nostro caso un assegno mensile quantificato su impegno settimanale pari a 18 ore. Pagati per non fare niente. Oggi il personale interessato ha una propria collocazione e precise responsabilità sul posto di lavoro dove presta servizio garantendo la funzionalità della macchina amministrativa “.

Nella soluzione prospettata si ipotizza un ‘assunzione con contratto a tempo indeterminato alle dipendenze della RESAIS, la quale accogliendo le eventuali istanze da parte di enti interessati dispone l’assegnazione del personale per lo svolgimento di funzioni e compiti istituzionali, senza che con questi venga ad istaurarsi alcun un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; corre l’obbligo rappresentare che questo modo di procedere non tiene più conto del servizio fin qui prestato, delle professionalità acquisite, ne tanto meno l’obbligo in capo agli enti di presentare le richieste o quanto meno in numero pari al personale precario che oggi presta servizio. In caso di mancata richiesta quale rapporto di lavoro si ipotizza ? già un anno addietro l’allora assessore Caruso in Commissione Bilancio aveva esordito parlando di cassa in deroga perché impossibile stabilizzare il personale precario .

“Per queste ragioni – ribadiscono i lavoratori – diciamo no all’ipotesi RESAIS e qualunque altra proposta che svende e disperde le professionalità acquisite in 28 anni di servizio prestato alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni senza tenere conto della necessità a mantenere prioritariamente in vita un rapporto di lavoro subordinato con gli enti presso cui si è chiamati a prestare servizio a tempo indeterminato, senza mettere in discussione il CCNL del comparto enti locali e gli aspetti previdenziali fin qui riconosciuti  .E’ preoccupante il silenzio  assordante degli amministratori al di là di qualche dichiarazione giusto per camuffare i veri intendimenti di assecondare tacitamente un volere politico dall’alto che mette d’accordo tutti su tutto a discapito di noi lavoratori precari. La verità è che l’annunciata soluzione RESAIS aiuta tutti “a togliere le castagne dal fuoco senza bruciarsi le mani” come recita un detto antico”.

Le ragioni dei precari sono contenute in un documento che oggi sarà inviato a prefetti e governi. Vi si legge il no innanzitutto alla proposta del governo regionale di assumere tutti i precari alla Resais e poi trasferirli tramite piani ddi mobilità nei Comuni in base alle esigenze delle piante organiche: “No alla Resais – è il primo punto del documento inviato stamani dai precari – e a qualsiasi soluzione che non tenga conto prioritariamente del rapporto di subordinazione con l’ente presso cui si è chiamati a prestare servizio con contratto a tempo indeterminato, non tenga conto del contratto nazionale del comparto di riferimento a cui il personale oggi è assoggettato e opera  tagli indiscriminati sul monte ore  contrattualizzato declassando”.

Al secondo punto del documento c’è il “no alle procedure di stabilizzazione operate ai sensi del  decreto 101/2013 che considera quelle dei precari nuove assunzioni e come tali le assoggetta alle rigide imposizioni del turn-over”. Ciò provocherebbe anche una forte di riduzione del numero di posti disponibili.

I sindacati dicono no anche al piano del governo nazionale che imporrebbe di trasferire nei Comuni i dipendenti in esubero delle ex Province: anche questo toglierebbe spazio ai precari storici degli enti locali.

Infine i sindacati guardano con preoccupazione alla scadenza del 30 settembre, entro cui i Comuni dovrebbero presentare un piano per le stabilizzazioni in assenza del quale sarebbero impossibili anche le proroghe dei semplici contratti a termine: “No a questi piani in assenza di norme che tutelano l’intera categoria” si legge ancora nel documento.

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