domenica - 04 dicembre 2016
 
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Precari enti locali, i sindaci chiedono un tavolo tecnico

Comune di Torrenova
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C’erano tutti. Il presidente della commissione Attività produttive dell’Ars Giuseppe Laccoto e il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci (nella sua qualità di su commissario del Pd messinese), e poi sindaci (almeno 45) della provincia di Messina, sindacalisti (Calogero Emanuele della Cisl, Pippo Gardenia). Tutti al capezzale del grande malato degli enti locali: i precari, ormai storici. Tutti riuniti a Torrenova per iniziativa del sindaco Salvatore Castrovinci e tutti alla ricerca di una proposta comune da portare a Palermo. Troppo forte è la pressione dei lavoratori precari degli enti e troppo alto il valore elettorale in gioco. Ed ecco che gli amministratori chiedono l’apertura di un tavolo tecnico per arrivare a elaborare norme chiare in materia, ottenere coperture finanziarie per le stabilizzazioni e soluzioni tempestive per i precari.
Alla fine è stato sottoscritto un documento in cui i sindaci ribadiscono il loro sostegno ai contrattisti.
Sotto accusa il governo regionale e legge numero 3 del 2016 il cui articolo 27 prevedeva che entro il 30 giugno (il termine come è noto è stato poi prorogato al 30 settembre), ciascun ente territoriale dovrebbe approvare il piano programmatico delle assunzioni, pena l’esclusione del riparto del fondo.
I sindaci hanno respinto l’ipotesi di quella che è stata definita “deportazione dei precari” nella Resais o in un’agenzia unica regionale. “Siamo riuniti – ha detto Castrovinci – per avviare un confronto e vagliare le possibili soluzioni atte al superamento del regime delle proroghe, dei vincoli assunzionali e finanziari da parte dello Stato, verso i processi di stabilizzazione. Come Sindaci e come padri di famiglia non possiamo che essere accanto ai nostri lavoratori grazie ai quali i comuni, sino ad oggi, hanno garantito servizi essenziali per la comunità. Siamo pronti ad ogni azione condivisa che contribuisca a definire una vicenda che rischia di provocare un vero e proprio disastro sociale e istituzionale”.

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