sabato - 18 agosto 2018
 
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Erano stati accusati di tentata truffa e falso ai danni dell'Agea

Tortorici, assolti due allevatori perché il fatto non sussiste

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Il fatto non sussiste. E’ la conclusione cui è arrivato il giudice monocratico del Tribunale di Patti, Rita Sergi. Il giudice ha assolto due allevatori di Tortorici, i fratelli Giuseppe e Sebastiano Musarra, dall’accusa di tentata truffa e falso ai danni dell’Agea.

La vicenda comincia nel 2015. I due fratelli, ha sostenuto l’accusa, hanno tentato di truffare l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, dichiarando di possedere in affitto qualche centinaio di ettari di terreni di proprietà dell’Azienda Silvio Pastorale del Comune di Troina nonostante il contratto di affitto fosse stato loro revocato nel 2016 dal sindaco Fabio Venezia sulla base di una interdittiva antimafia del 2015.

Secondo l’interdittiva antimafia i due fratelli sarebbero vicini alla mafia per due motivi: Sebastiano Musarra era stato accusato di truffa a danni dell’Inps per poche centinaia di euro ma il procedimento era stato archiviato dalla procura di Patti e la Questura di Catania aveva richiesto per Sebastiano Musarra un provvedimento cautelare per pascolo abusivo e invasione dei terreni ma l’accusa era caduta dopo il rigetto da parte del Tribunale. Giuseppe invece sarebbe stato vicino alla mafia perché il fratello aveva commesso questi reati.

Scaduti i termini per fare ricorso al Tar il legale dei fratelli Musarra ha chiesto alla Prefettura di Messina l’annullamento dell’interdittiva in autotutela. Il colpo di scena è arrivato nel cuore del processo: il vice prefetto di Messina Maria Antonietta Cerniglia ha ammesso che l’interdittiva era stata annullata. Da qui la richiesta del pubblico ministero di assoluzione dei due fratelli perché il fatto non sussiste.

Secondo il giudice visto che l’interdittiva è stata annullata sono venuti a cadere anche i presupposti per la revoca dei terreni da parte del Comune di Troina e dunque i fratelli Musarra avevano diritto ai contributi dell’Agea. Terreni che, in attesa delle definizione dei procedimenti, i due allevatori non hanno mai abbandonato. A complicare le cose oggi la possibile rivendicazione di diritti da parte di altri allevatori che, nelle more della definizione del processo e del procedimento di revoca, si sarebbero sentiti legittimati a chiedere contributi all’Agea perché nuovi assegnatari dei terreni.

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