mercoledì - 25 aprile 2018
 
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Possono i Nebrodi candidarsi a essere meta turistica nazionale e internazionale?

Turismo, enogastronomia e agricoltura: quello che manca per fare grandi i Nebrodi

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Può un territorio come quello dei Nebrodi candidarsi a essere meta turistica nazionale e internazionale? Domanda legittima e fondata in un momento in cui la Sicilia è, per i viaggiatori nazionali e internazionali, una meta ambita. E allora la risposta alla domanda iniziale appare quanto mai scontata: certo che può. Ma come? E qui il discorso si fa un po’ più complicato. Abbiamo più volte pubblicato su questo sito di informazione gli interventi di esperti e imprenditori. In particolare vogliamo citare ancora una volta l’imprenditore orlandino Carlos Vinci che non manca di far sentire la sua voce critica sulle strategie adottate da questo territorio per attrarre turisti. Manca ancora un sistema: questa è l’amara verità. E manca un sistema imprenditoriale integrato, efficiente, che si presenti come prodotto unico, riconoscibile. Per la verità è un tema che riguarda anche altri settori perché i Nebrodi restano frammentati anche su altri fronti. Con la Fabbrica contadina dei Nebrodi il Festival del giornalismo enogastronomico, che si tiene a Galati Mamertino da giovedì 14 dicembre a sabato 16 dicembre, ha voluto sottolineare la presenza di un tessuto imprenditoriale diffuso caratterizzato da grande qualità. Ma questo tessuto imprenditoriale, così come avviene nel turismo e nella ristorazione, stenta a riconoscersi un progetto unico di identità territoriale.  Si recita a soggetto con parti variabili giorno per giorno.

E la politica? La classe dirigente, da queste parti, forse non ha ancora ben compreso le potenzialità del territorio. Vogliamo pensare che non c’è colpa: i Comuni sono alle prese con una crisi finanziaria di portata enorme e con problemi sociali difficili da affrontare senza risorse. Ma è arrivato il momento di progettare il futuro, di immaginare nuovi orizzonti, di credere in uno sviluppo sostenibile e pulito, libero da condizionamenti anche criminali. I Nebrodi devono recuperare la loro identità perché è da lì che può arrivare il valore aggiunto per il territorio: servono investimenti, anche piccoli, per strategie di marketing adeguate (per farsi un’idea basta venire giovedì 14 alle 17 a Galati per ascoltare esperti del settore come Carlo Ramo dell’agenzia palermitana Strategica), utilizzando i social come strumento di lavoro (Tony Siino che ha curato la campagna social del presidente della Regione Nello Musumeci  sempre a Galati spiegherà come si può fare), comunicando il territorio nel modo giusto (Sara La Rosa ne parlerà in più occasioni), studiando strategie integrate di comunicazione (Biagio Semilia, editore di BlogSicilia e amministratore di Digitrend e grande esperto di comunicazione appropfondirà questi temi).

Non citiamo i protagonisti della prima giornata del Festival per mera pubblicità. Lo facciamo perché pensiamo che sia necessario ascoltare per capire, comprendere, decidere, studiare una strategia. I seminari sono un appuntamento per gli amministratori locali, per la classe dirigente oltre che per i giornalisti. Il Festival non è di Galati Mamertino ma è dei Nebrodi perché ai Nebrodi guarda come prospettiva, perché ritiene che i Nebrodi possano diventare una best practices: un territorio che si è saputo reinventare, che ha cambiato prospettiva, ha accettato la sfida della modernizzazione per uscire dalla cultura dell’economia parassitaria e assistita. Un modello che può essere vincente in Sicilia, nel Mezzogiorno, nel Paese. Un modello che può aiutare i nostri ragazzi a rimanere qui, seguendo un’unica stella polare: il lavoro.

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