sabato - 03 dicembre 2016
 
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Zootecnia: Messina provincia siciliana più colpita da brucellosi

Bovini Sicilia
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E’ Messina la provincia siciliana più colpita dalla brucellosi. E’ quanto emerge dal Bollettino epidemiologico veterinario della Sicilia redatto dall’Istituto zooprofilattico sperimentale. Su 312 allevamenti con mucche affette da brucellosi, 177 si trovano nel messinese, mentre su 309 aziende siciliane di pecore e capre infette 85 si trovano in questa zona. I dati, aggiornati allo scorso gennaio, fanno riferimento ad ispezioni svolte nelle aziende di tutta la regione fino al 31 dicembre 2015. In base ai dati dell’Istituto zooprofilattico, dai controlli effettuati, la maggior parte di aziende di bovini risultate positive si trovano nel messinese (9,69%), seguono Ragusa (3,54%), Catania (2,93%), Enna (1,87%), Siracusa (1,65%), Trapani (1,06%), Palermo (0,80%), Caltanissetta (0,55%) e Agrigento (0,21%). Per quanto riguarda, invece, gli allevamenti ovi-caprini, dopo Messina, ci sono le province di Trapani (6,38%), Siracusa (4,62%), Caltanissetta (4,37%), Catania (4%), Agrigento (3.64%), Enna (2,75%), Palermo (1,88%) e Ragusa (1,18%).
Gli animali, per entrare nel circuito commerciale, devono essere ufficialmente indenni da brucellosi e tubercolosi. Gli esami per la diagnosi di queste patologie vengono fatti esclusivamente dall’Istituto. Su un milione e 500 mila capi del patrimonio zootecnico regionale, annualmente l’Izs della Sicilia effettua oltre un milione di esami, perché gli animali controllabili sono quelli che hanno più di un anno. «Controlliamo quasi il 100% in 8 province su 9- spiega Santo Caracappa, direttore sanitario dello Zooprofilattico – L’unica provincia dove il controllo di bovini si ferma all’80% è Messina perché ci sono ancora sacche che sfuggono ai controlli ufficiali ma per il futuro pensiamo di organizzarci meglio, non solo con le Asp vicine, ma con l’aiuto delle forze dell’ordine e dell’assessorato regionale all’Agricoltura». L’Istituto, una volta individuato un focolaio, ha l’obbligo di avvisare l’Asp di competenza entro 72 ore. Questa, entro le 48 ore successive, deve allertare l’allevatore che, a sua volta, entro 15 giorni ha l’obbligo di abbattere il capo infetto.

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