Antonio Presti, la rinascita dopo l’intervento: “Avete custodito il mio cuore”
Ci sono parole che non nascono dalla circostanza, ma da un attraversamento profondo. Quelle che Antonio Presti, mecenate e fondatore di Fiumara d’Arte, affida alla comunità sanitaria del Policlinico G. Rodolico – San Marco raccontano non soltanto una guarigione, ma un ritorno alla vita che ha il senso pieno di una rinascita.
Il percorso ha avuto inizio lo scorso dicembre, quando Presti è stato sottoposto a un intervento cardiochirurgico a cuore aperto, particolarmente delicato e ad alto rischio. Un’operazione che ha richiesto una lunga degenza ospedaliera e settimane segnate da fasi cliniche complesse, affrontate con determinazione e oggi approdate alla fase di riabilitazione, quella in cui il recupero delle energie diventa lento ma costante, e la quotidianità ricomincia a farsi spazio.
Determinante è stato il lavoro dell’équipe medica dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia, diretta dal dottor Salvatore Lentini, cui Presti rivolge un ringraziamento speciale per la competenza professionale, il rigore clinico e la responsabilità dimostrati in ogni fase del percorso di cura. Il ringraziamento si estende al dottor Ettore Panascia, per la gestione delle fasi più delicate, al dottor Alessio La Manna, agli anestesisti e a tutto il personale infermieristico che ha garantito assistenza continua con dedizione e precisione.
Un pensiero particolare va anche alla cardiologa Wanda Deste e alla dottoressa Cristina Fantauzzo, il cui acume diagnostico ha consentito di individuare tempestivamente la problematica, rendendo possibile un intervento risolutivo.
«Nel silenzio delle sale operatorie e nella vigilanza costante dei giorni successivi – racconta Presti – ho percepito non solo la precisione del gesto medico, ma una forma di cura che è anche etica, presenza, rispetto. Avete custodito il mio cuore nel senso più pieno del termine». Parole che restituiscono una visione alta della medicina, intesa non soltanto come scienza, ma come vocazione e responsabilità civile. «Il vostro lavoro – aggiunge – è un’opera invisibile ma essenziale, che tiene insieme la fragilità dell’essere umano e la forza della speranza».
L’esperienza vissuta non viene descritta come una semplice parentesi clinica, ma come una soglia attraversata. Una prova che ha restituito uno sguardo nuovo e un rinnovato senso del tempo, destinato a riflettersi anche nell’impegno artistico e sociale che da sempre caratterizza il cammino di Presti. «La cura ricevuta – sottolinea – si trasforma in energia ulteriore per continuare a immaginare e costruire bellezza come atto di responsabilità civile».
Da qui la volontà di proseguire con rinnovata determinazione il percorso di Fiumara d’Arte, definita “opera viva e collettiva”, capace di mettere in dialogo arte e paesaggio per restituire al territorio una visione di eternità possibile. E allo stesso modo si rinnova il legame con Librino, quartiere simbolo del suo impegno civile: «Un luogo dell’anima prima ancora che uno spazio urbano, dove l’arte educa, accoglie, risveglia coscienze e restituisce dignità attraverso la bellezza condivisa».
Il messaggio che emerge va oltre il ringraziamento personale. Diventa il riconoscimento pubblico di una sanità che, quando unisce competenza e umanità, è capace non solo di curare, ma di rigenerare. Un esempio che parla alla Sicilia e al Paese intero, ricordando che la cura, nella sua forma più alta, è sempre anche un atto di comunità.