Cesarò, i disagi e le vergogne non finiscono mai: chiude la guardia medica

Da circa una settimana la guardia medica di Cesarò, che da continuità assistenziale anche alla comunità di San Teodoro, è stata chiusa. Il motivo? Non c’è personale medico disponibile.

La decisione, da parte dell’ASP, ha suscitato sconcerto nella popolazione residente nei due Comuni montani, abbandonata a sé stessa, sempre più sola e in balia di un sistema sanitario che non offre le garanzie e le tutele fondamentali.

Al momento i vertici sanitari regionali, sia tecnici che politici, pare non abbiano ancora trovato una soluzione alla triste problematica che mette in serio pericolo la popolazione più fragile dell’area nebroidea forse più svantaggiata non garantendo alla stessa i livelli minimi di assistenza, considerato anche che la Continuità assistenziale rappresenta, nei festivi e di notte, la risposta immediata della Sanità e costituisce, senza dubbio alcuno, un filtro a basso costo rispetto alle giuste istanze ed ai disagi dei cittadini.

Una interruzione del servizio in un importante presidio sanitario, che coinvolge un elevato numero che non fa altro che aumentare la rabbia della popolazione, giustamente spaventata e stizzita anche per le affermazioni di qualcuno che vive altrove e ha la faccia tosta di minimizzare asserendo che in ogni caso, qualora il cittadino avesse bisogno potrebbe rivolgersi al servizio di emergenza urgenza sanitario “118”.

In attesa che Presidente Musumeci, e tutto il Governo regionale, cominci a lavorare seriamente alla razionalizzazione della spesa sanitaria individuando con “maggiore attenzione” i centri di “spreco” in altri settori della Sanità, piuttosto che nella Continuità assistenziale che è il servizio sanitario che certamente costa meno, rispondiamo a chi parla solo per dare fiato alla bocca: il servizio di Continuità assistenziale ed il servizio di Emergenza territoriale sono due sistemi assolutamente diversi, con accessi distinti per titoli e servizio, e con compiti e specificità differenti che vanno integrati in un sinergismo produttivo piuttosto che ridurre il primo, poco costoso, per far crescere sproporzionatamente il secondo economicamente molto più impegnativo.

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Pubblicato da
Giuseppe Salerno