Condannato anche in appello “l’untore di Messina”

Ventidue anni anche in Appello per l’uomo che ha provocato la morte dell’ex compagna non rivelandole di essere malato di Aids. La conferma del verdetto di primo grado è arrivata nel primo pomeriggio, i giudici hanno quindi accolto la richiesta formulata dal procuratore generale Maurizio Salamone di confermare la condanna dello scorso giugno.

Il verdetto era atteso dopo l’annullamento dell’intero procedimento nel dicembre scorso per via del superamento dei 65anni di età di alcuni giudici che avevano decretato la sentenza di primo grado. Ad inizio mese l’accusa, rappresentata dal pm Roberto Conte, aveva chiesto 25 anni di reclusione. Nel 2022, l’untore, allora 57enne venne condannato a ventidue anni per le accuse di omicidio aggravato e lesioni gravissime dichiarato colpevole di aver contagiato di Aids alcune sue compagne e ucciso un’avvocatessa deceduta a soli 45 anni, tra atroci sofferenze, nel luglio del 2017. A difesa e parti civili riconosciuto un risarcimento di 150mila euro.

L’uomo è stato assistito dall’avvocato Carlo Autru Ryolo. Le vittime sono state invece difese dagli avvocati Bonni Candido ed Elena Montalbano. I due legali hanno commentato la decisione del tribunale con una nota stampa.  “Gioire per la condanna di un essere umano non è nelle nostre corde. L’esito di questo processo, per quanto ci riguarda, era più che scontato e da diverso tempo. Registriamo una decisione che rende giustizia alla memoria di una Collega consumata da un virus trasmessole dal suo ex compagno che non ha mostrato mai, neppure dopo la sua morte, alcuna resipiscenza. A prescindere dalla sentenza, restano comunque sul campo il figlio, la sorella ed i genitori il cui straziante dolore non potrà essere lenito neanche da questa ennesima condanna. Sappiamo bene che all’imputato è – giustamente – garantito un terzo grado di giudizio che siamo già pronti ad affrontare senza alcun timore che l’odierno esito possa essere sovvertito”.

Share
Pubblicato da
Redazione