Il Casinò di Taormina
Perché non si è mai smesso di parlare di un possibile casinò in Sicilia?
In Sicilia il dibattito su un casinò non si è mai davvero spento. Tra esigenze di rilancio turistico e ricerca di nuove entrate, il progetto sembrerebbe la soluzione ideale ai bisogni dell’isola, ma complicazioni burocratiche e problemi organizzativi ne hanno sempre ostacolato la realizzazione. Senza contare la concorrenza sempre più forte del gioco a distanza: i dati riferiscono infatti di un settore online in continua crescita, grazie soprattutto alle promozioni che le piattaforme digitali offrono agli utenti. Basta infatti consultare una guida su offerte come i daily spin per i casinò online per capire perché sempre più giocatori italiani optino per questa alternativa, rendendo obsoleta anche solo l’idea di un casinò fisico. Il sogno resta tuttavia vivo e l’enorme potenziale nel rivitalizzare turismo, economia locale e offerta di intrattenimento legale continua ad alimentarlo. Ripercorriamo insieme la storia dei casinò in Sicilia, valutando in concreto le possibilità di realizzare una sala da gioco nella regione.
Il casinò di Taormina aprì nel 1963 a Villa Mon Repos sotto la guida del cavaliere Domenico Guarnaschelli, ex gestore del casinò di Tripoli in Libia. Grazie a una transazione con l’Ente Turistico Alberghiero Libico (Etal), ottenne il diritto di operare per 20 anni, attirando star hollywoodiane come Marlene Dietrich, Gregory Peck e Cary Grant in un “biennio d’oro” di lusso e mondanità, con tavoli verdi affollati e serate indimenticabili. Quegli anni videro Taormina trasformarsi in una mini-Las Vegas mediterranea, con incassi milionari che potevano rivoluzionare l’economia locale. Dopo soli due anni di attività, arriva però la Corte Costituzionale a interrompere il grande progetto. Si era infatti espressa su conflitti tra Stato e Regione: la Sicilia poteva promuovere il turismo, ma non derogare alle norme penali sul gioco d’azzardo (art. 718-719 Codice Penale). Il casinò di Taormina chiuse quindi nel 1965 per sequestro penale. Negli anni la battaglia legale con i familiari del fondatore è continuata e la vicenda si è chiusa solo nel 2025 con la dichiarazione da parte della Cassazione di inammissibilità della richiesta di risarcimento danni da parte degli eredi. Resta tuttavia ancora in vigore l’opportunità di riaprire un casinò nella cittadina, come dimostrano recenti aggiornamenti sulla proposta di legge per aprire un casinò a Taormina, inoltrata dal deputato Francesco Gallo.
Progetti di Casinò in Sicilia mai realizzati
Dopo il caso di Taormina, negli anni sono stati presentati vari progetti per i casinò in Sicilia a Palermo, Catania, Erice, Trapani e Cefalù. Sono rimasti però sulla carta per intoppi burocratici e politici, tra promesse elettorali e veti romani. Ad esempio, negli anni ’70 si parlò di un casinò a Palermo nel Foro Italico, con rendering da capogiro, ma tutto svanì per mancanza di finanziamenti statali. L’Assemblea Regionale Siciliana ha candidato formalmente Palermo e Taormina, ma si è in attesa di un ok da parte degli enti governativi, che non arriva. Siracusa e altre località turistiche ambiscono a ospitare il casinò, sognando un boom come Malta, ma la pandemia e le norme rigide hanno congelato tutto, lasciando un vuoto tra sogni e realtà.
La situazione attuale sui casinò in Sicilia
Il dibattito sul casinò in Regione ancora persiste, spinto da sindaci come Orlando Russo di Castelmola, che vede nella riapertura di Taormina un volano per turismo e occupazione. Nel suo progetto ha stimato migliaia di posti di lavoro e ottimi introiti fiscali. Restano tuttavia validi i blocchi che finora hanno fermato tutto. Le norme più stringenti sul gioco d’azzardo hanno sicuramente facilitato il gioco legale, in particolare quello online, ma la burocrazia è ancora lenta e farraginosa in questo senso. Bisogna tuttavia sottolineare che, per utilizzare bene gli strumenti online, oltre a una legislatura specifica, sono necessari investimenti in termini di formazione e sicurezza per i giocatori. Di questo se ne sta occupando anche il governo e Schifani ha dichiarato che la cybersecurity è una priorità per garantire l’utilizzo della rete con serenità e riducendo al massimo i rischi degli utenti.