Nebrodi, due ore per 120 km: treni lenti e politica ferma
Alle 17:10 un Intercity è partito da Capo d’Orlando. Alle 19:15 è arrivato a Palermo. Un viaggio di 2 ore e 5 minuti per poco più di 120 chilometri: 55 km/h di media, secondo stime. Nel Nord Italia, su tratte analoghe, i tempi si dimezzano. Nei Nebrodi, invece, la classe dirigente continua a non sollevare il problema: si preferisce il silenzio, mentre i cittadini restano ostaggio di un’infrastruttura inadeguata.
Il paradosso dei rallentamenti
Chi viaggia lo sa: tra Acquedolci e Santo Stefano di Camastra i treni rallentano senza spiegazioni. Non è un caso, è una consuetudine che allunga ulteriormente i tempi. Da Cefalù a Patti rallentamenti e fermate per coincidenza sono un fatto quotidiano: la linea è vecchia e non risultano interventi infrastrutturali concreti ormai da parecchi anni.
Il confronto con il Nord
Se guardiamo al Nord, il confronto è inevitabile. La linea Verona–Venezia, lunga più o meno quanto la Capo d’Orlando–Palermo, viene coperta da un regionale veloce in un’ora e mezza. Qui servono oltre due ore. La differenza è evidente: altrove si discute di ridurre ancora i tempi, da noi si continua a convivere con rallentamenti inspiegabili e viaggi infiniti.
Un territorio vivo, non marginale
Secondo stime, tra Capo d’Orlando, Naso, Caronia, Capri Leone, Sant’Agata di Militello, Galati Mamertino, San Fratello, Mistretta, Tusa e altri paesi vivono oltre 40 mila persone.
Studenti, pendolari, lavoratori, turisti. Per loro il treno non è un lusso, è un diritto.
Politica locale assente
La politica locale, però, raramente ha messo questo tema al centro. Si preferisce parlare d’altro, inseguire grandi progetti e visioni futuristiche, come il Ponte sullo Stretto, che promette di collegare Messina e Villa San Giovanni in pochi minuti. Ma resta la domanda: che senso ha attraversare lo Stretto in dieci minuti se poi per andare da Capo d’Orlando a Palermo servono oltre due ore?
Non è un dettaglio tecnico, è un problema politico e culturale: la scarsa capacità di far pesare i bisogni reali del territorio. Nei Nebrodi si è spesso scelto il silenzio, accettando una condizione di marginalità infrastrutturale che frena lo sviluppo, scoraggia il turismo e rende più difficile la vita quotidiana.
Giustizia territoriale
I Nebrodi hanno diritto a binari raddoppiati, elettrificazione, treni più rapidi e frequenti.
Senza questa svolta, il territorio resterà su un “binario morto” della modernità, prigioniero di un isolamento che non ha più alibi.