Nebrodi, due ore per 120 km: treni lenti e politica ferma

di Giovanni Doe
29/08/2025

Alle 17:10 un Intercity è partito da Capo d’Orlando. Alle 19:15 è arrivato a Palermo. Un viaggio di 2 ore e 5 minuti per poco più di 120 chilometri: 55 km/h di media, secondo stime. Nel Nord Italia, su tratte analoghe, i tempi si dimezzano. Nei Nebrodi, invece, la classe dirigente continua a non sollevare il problema: si preferisce il silenzio, mentre i cittadini restano ostaggio di un’infrastruttura inadeguata.

Il paradosso dei rallentamenti

Chi viaggia lo sa: tra Acquedolci e Santo Stefano di Camastra i treni rallentano senza spiegazioni. Non è un caso, è una consuetudine che allunga ulteriormente i tempi. Da Cefalù a Patti rallentamenti e fermate per coincidenza sono un fatto quotidiano: la linea è vecchia e non risultano interventi infrastrutturali concreti ormai da parecchi anni.

Il confronto con il Nord

Se guardiamo al Nord, il confronto è inevitabile. La linea Verona–Venezia, lunga più o meno quanto la Capo d’Orlando–Palermo, viene coperta da un regionale veloce in un’ora e mezza. Qui servono oltre due ore. La differenza è evidente: altrove si discute di ridurre ancora i tempi, da noi si continua a convivere con rallentamenti inspiegabili e viaggi infiniti.

Un territorio vivo, non marginale

Secondo stime, tra Capo d’Orlando, Naso, Caronia, Capri Leone, Sant’Agata di Militello, Galati Mamertino, San Fratello, Mistretta, Tusa e altri paesi vivono oltre 40 mila persone.
Studenti, pendolari, lavoratori, turisti. Per loro il treno non è un lusso, è un diritto.

Politica locale assente

La politica locale, però, raramente ha messo questo tema al centro. Si preferisce parlare d’altro, inseguire grandi progetti e visioni futuristiche, come il Ponte sullo Stretto, che promette di collegare Messina e Villa San Giovanni in pochi minuti. Ma resta la domanda: che senso ha attraversare lo Stretto in dieci minuti se poi per andare da Capo d’Orlando a Palermo servono oltre due ore?

Non è un dettaglio tecnico, è un problema politico e culturale: la scarsa capacità di far pesare i bisogni reali del territorio. Nei Nebrodi si è spesso scelto il silenzio, accettando una condizione di marginalità infrastrutturale che frena lo sviluppo, scoraggia il turismo e rende più difficile la vita quotidiana.

Giustizia territoriale

I Nebrodi hanno diritto a binari raddoppiati, elettrificazione, treni più rapidi e frequenti.
Senza questa svolta, il territorio resterà su un “binario morto” della modernità, prigioniero di un isolamento che non ha più alibi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.