Nebrodi, il tempo delle scuse è finito
C’è una parola che nei Nebrodi ritorna con una regolarità quasi imbarazzante: occasione. Occasioni annunciate, occasioni raccontate, occasioni promesse. Molto più raramente: occasioni colte.
E non perché manchino le risorse, i bandi o le possibilità. Ma perché, troppo spesso, manca il coraggio politico di trasformarle in scelte.
Negli ultimi anni ai territori interni è stato detto – finalmente – che non erano più un problema da amministrare, ma una risorsa da attivare. Fondi europei, PNRR, strategie per le aree interne, turismo lento, rigenerazione dei borghi, servizi digitali. Una finestra storica, forse irripetibile. Eppure, guardando ai risultati concreti, la sensazione è che quella finestra sia rimasta socchiusa, quando non del tutto chiusa.
La responsabilità non può essere scaricata solo “a Roma” o “a Palermo”. Certo, i ritardi strutturali esistono, la burocrazia pesa, le norme sono spesso farraginose. Ma una parte decisiva del problema riguarda gli amministratori locali. Non tutti, sia chiaro. Ma abbastanza da rendere il fenomeno evidente.
Governare oggi un comune dei Nebrodi non significa più soltanto garantire l’ordinaria amministrazione. Significa saper leggere i processi, costruire visioni, fare rete, prendere decisioni anche scomode. Significa studiare i bandi prima che scadano, non dopo. Significa coinvolgere competenze, anche esterne, invece di chiudersi nel recinto rassicurante del “si è sempre fatto così”.
Troppo spesso, invece, si è scelto di galleggiare. Di aspettare che qualcun altro decidesse. Di usare i fondi come rattoppi e non come leve di trasformazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: progetti frammentati, interventi senza continuità, strutture incompiute, idee lasciate a metà. E soprattutto giovani che continuano ad andare via, perché non vedono un disegno, ma solo una gestione stanca dell’esistente.
Il punto non è fare processi sommari. Il punto è capire che il tempo delle attenuanti è finito. Le opportunità perse non sono una sfortuna meteorologica. Sono il frutto di scelte mancate, di visioni non assunte, di responsabilità non esercitate fino in fondo.
Eppure, proprio per questo, non tutto è perduto. Perché se è vero che molte occasioni sono state sprecate, è altrettanto vero che la partita non è chiusa. Ma serve un cambio di passo netto. Serve una classe amministrativa che smetta di pensarsi come custode di un declino lento e inizi a sentirsi artefice di una possibile inversione.
I Nebrodi non hanno bisogno di annunci. Hanno bisogno di amministratori che sappiano dire qualche “no” oggi per costruire qualche “sì” domani. Che accettino il rischio di decidere. Che considerino il territorio non come un problema da difendere, ma come una possibilità da giocare.
Le grandi occasioni non tornano infinite volte. E quando passano, lasciano sempre una traccia. Sta a chi governa decidere se quella traccia sarà il segno di un’occasione colta o l’ennesima riga nell’elenco delle occasioni perse.