Noccioleti dei Nebrodi a rischio, gli allocchi come rimedi naturali contro i ghiri

I noccioleti dei Nebrodi rischiano grosso a causa di ghiri e cimici, la cui azione negli ultimi 4 anni ha messo in ginocchio circa il 70% della produzione locale. Un rimedio naturale c’è ed esiste: sono gli allocchi, predatori dei ghiri. La presenza di questi rapaci, attraverso l’apposizione di strutture di nidificazione in alcune aree boscate precise, aiuterebbe a proteggere le coltivazioni allontanando i ghiri e, allo stesso tempo, riequilibrando l’ecosistema. Una soluzione ottimale e alternativa a quei prodotti chimici il cui uso peraltro è vietato dalla legge.

Un progetto utile, partito qualche anno fa ma poi arenato per la mancanza di fondi.  Ieri, durante un’assemblea a Montalbano Elicona, produttori, coltivatori e amministratori locali hanno rivolto un appello alla Regione, illustrando diverse proposte per proteggere i preziosi noccioleti.  Come riportato dal Giornale di Sicilia, tra gli interventi presi in considerazione, anche l’uso di insetti antagonisti naturali delle cimici, allevati nella biofabbrica di Ramacca, potrebbe fare rientrare la popolazione dell’insetto nocivo entro i limiti della sostenibilità. D’altro canto, l’insetticida DDT è vietato da anni perché cancerogeno.

Intanto, proseguono le proteste dei produttori di nocciole, organizzatisi in un comitato “Nocciolo Patrimonio da Tutelare”, nato nei giorni scorsi proprio per denunciare la grave situazione economica che ha colpito il settore. “Danni ingenti sono stati riscontrati nel territorio che comprende i 23 comuni, che ricadono nell’area dei Nebrodi ed in particolare : Ucria, Raccuia, Sinagra, Tortorici, Castell’Umberto, Montalbano Elicona, Roccella Valdemone. Su circa 5.000 ettari di noccioleti si stima un danno che si aggira tra il 70 e l’80% dell’intera produzione”,  si legge in una nota dello stesso comitato.

La filiera della  provincia di Messina è di circa 9 mila unità, di cui almeno il 70% è costituito da piccoli proprietari terrieri che coltivano e producono nocciole con modesti introiti economici, ma senza i quali interi campi coltivati rischiano di essere abbandonati.

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Pubblicato da
Roberta Moreni