Non più emergenze ma visione: l’appello del sindaco di Castelbuono a tutti i sindaci
Non è una lettera rituale. E non è nemmeno un documento destinato a restare chiuso nei cassetti delle segreterie politiche. La lettera aperta firmata da Mario Cicero, sindaco di Castelbuono, presidente Uncem Sicilia e delegato Anci per la Montagna e le Aree interne, è un atto politico nel senso più pieno del termine: chiama in causa la responsabilità collettiva di chi amministra i territori e, in particolare, di chi governa le zone interne e montane della Sicilia.
Un appello che parla alla Sicilia intera, ma che nei Nebrodi può assumere un significato ancora più netto. Perché è proprio da qui, da questi territori spesso evocati solo quando c’è un’emergenza o un’emorragia demografica da commentare, che può partire una proposta politica diversa. Più sobria, più concreta, più radicata.
Una crisi che non è solo politica, ma di rappresentanza
Il cuore del messaggio è chiaro: la Sicilia attraversa una profonda crisi di rappresentanza. I partiti appaiono sempre più lontani dai territori, incapaci di esprimere visione e di valorizzare competenze. Nel frattempo, amministratori locali, professionisti, imprenditori e lavoratori continuano a muoversi in un sistema che spesso mortifica il merito e premia l’appartenenza.
È una diagnosi che nei Nebrodi conosciamo bene. Qui la distanza tra decisioni regionali e bisogni reali delle comunità è diventata negli anni un dato strutturale. Eppure, come ricorda Cicero, ogni metro quadrato della Sicilia genera valore: culturale, economico, ambientale, umano. Ma solo se governato con competenza, onestà e senso del limite.
La questione morale come fondamento dell’azione amministrativa
Uno dei passaggi più forti dell’appello riguarda la necessità di rimettere al centro la questione morale ed etica. Non come slogan, ma come criterio di giudizio dell’azione politica. I cittadini, si legge tra le righe, non devono più valutare un amministratore per il favore concesso, ma per la capacità di costruire politiche orientate al bene comune, nel rispetto della legalità e di una cultura antimafiosa autentica.
Per i Nebrodi, questo significa rompere definitivamente con una stagione di ambiguità e di rassegnazione. Significa affermare che lo sviluppo non può essere separato dalla trasparenza, e che la qualità dell’amministrazione è il primo vero investimento strutturale.
Ripartire dalle aree interne: non come problema, ma come progetto
Il documento indica con chiarezza una direzione: ripartire dalle periferie urbane, dai territori montani, dalle aree interne. Non come luoghi marginali, ma come laboratori di un nuovo modello di sviluppo. Valorizzazione dell’agricoltura e degli allevamenti, filiere di qualità, artigianato competitivo, tutela della biodiversità, cultura, eventi, integrazione di nuove comunità nei borghi.
È una visione che nei Nebrodi può diventare pratica amministrativa concreta. Qui esistono già esperienze, buone pratiche, competenze diffuse che troppo spesso restano isolate. L’appello invita proprio a questo: metterle in rete, condividerle, farne patrimonio comune.
L’appello ai sindaci dei Nebrodi: battere un colpo, insieme
La lettera non chiede uniformità né allineamenti di partito. Chiede coraggio politico. Chiede ai sindaci di uscire dal proprio recinto, di superare le logiche di appartenenza e di battere un colpo. Anche — e soprattutto — in vista di una futura guida regionale autorevole, capace di rappresentare davvero la Sicilia delle comunità e non solo quella dei palazzi.
È un invito che riguarda direttamente i sindaci dei Nebrodi e del Messinese interno. Perché senza una presa di parola collettiva delle aree interne, il rischio è continuare a subire scelte calate dall’alto, rincorrendo emergenze infinite: acqua, rifiuti, sanità, precariato, dissesto, spopolamento.
Un patrimonio di esperienza da non lasciare in panchina
C’è infine un passaggio che parla anche al passato, e non in modo nostalgico. L’appello è rivolto agli ex sindaci e agli ex amministratori che hanno lasciato un segno positivo nei loro territori. Figure che non possono essere archiviate come “stagioni concluse”, ma che rappresentano una risorsa di competenze ed esperienza ancora attuale.
Nei Nebrodi, dove la memoria amministrativa spesso si disperde a ogni cambio di legislatura, questo è un punto decisivo.
Una sfida aperta
Quella lanciata da Mario Cicero non è una piattaforma elettorale, ma una sfida politica e culturale. Sta ora ai sindaci — soprattutto a quelli delle aree interne — decidere se raccoglierla o lasciarla cadere nel rumore di fondo.
Perché il tempo delle analisi è finito. E se i Nebrodi vogliono contare davvero nel futuro della Sicilia, questa è una di quelle occasioni che non possono permettersi di sprecare.