Ortopedia di Patti senza medici, scontro all’Ars tra La Vardera e Laccoto

di Gabriele Amadore
15/01/2026

L’Ortopedia dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti finisce al centro di uno scontro istituzionale che va oltre il singolo reparto. La notizia conta perché mette insieme due piani: da un lato la carenza di medici e l’operatività ridotta, dall’altro il metodo con cui la politica controlla (o dovrebbe controllare) la sanità regionale.

A far esplodere il caso è stata una visita ispettiva senza preavviso del deputato regionale Ismaele La Vardera, leader di “Controcorrente”, che parla di “un reparto di Ortopedia fantasma, senza medici che possono fare le notti e ricoveri. Solo piccole operazioni in day hospital”. La vicenda è arrivata subito in Assemblea regionale siciliana: La Vardera è stato sentito in commissione Salute, con l’assessora Faraoni e i vertici dell’Asp di Messina presenti al tavolo.

Commissione Salute all’Ars, la frattura tra controllo e gestione

La Vardera racconta la convocazione come un passaggio che avrebbe dovuto portare a soluzioni operative. E invece, sostiene, si è trasformata in una contestazione del suo modo di agire. Il deputato riferisce così l’episodio: “Stamattina sono stato convocato dalla commissione Salute alla presenza dell’assessora Faraoni, dei presidente della commissione e dei vertici dell’Asp di Messina in seguito alle mie denunce sull’ospedale di Patti. Pensavo che l’oggetto fosse quello di risolvere le problematiche denunciate. Non era così. Tenetevi forte, il presidente della commissione Sanità, anziché ringraziarmi per l’attività parlamentare, e soprattutto trovare soluzioni, ha detto in commissione: “Con questa attività lei danneggia la sanità, io quando vado a fare le ispezioni avviso sempre”. Si, avete capito bene: l’onorevole Laccoto della provincia di Messina, che presiede la commissione, anziché capire il perché dello sfacelo del reparto, si appella alla mia attività di deputato.”

Nel mirino di La Vardera entra anche il nodo organizzativo che, a suo dire, paralizza i turni notturni:
“Un mondo letteralmente al contrario, una sanità in pezzi che oggi mi accusa di lesa maestà. Loro sono abituati al silenzio, niente clamore, al “volemose bene”. Non avevano previsto che un deputato alzasse la testa esercitando le prerogative parlamentari di controllo. Un direttore generale che è venuto sostanzialmente a dire che lui non può farci niente se su 4 medici, 3 hanno la 104 e sostanzialmente non possono fare le notti.
Fatevene una ragione, continuerò la mia attività anche se da dentro il palazzo state facendo di tutto per fermarmi”.”

Alla ricostruzione del deputato replica il presidente della commissione Salute, Giuseppe Laccoto (Lega), che nega l’impostazione accusatoria e rivendica un criterio diverso per rendere utili le ispezioni, soprattutto in sanità:
“Ho sempre ritenuto che l’attività ispettiva e di controllo dei deputati regionali rappresenti una prerogativa fondamentale dell’Assemblea e uno strumento utile per far emergere criticità e favorire l’individuazione di soluzioni. Nessuno ha mai messo in discussione questo principio. Nel corso della seduta odierna della commissione Salute non è stata rivolta alcuna accusa personale.” E chiude con un appello a spostare la discussione dal conflitto politico alla tenuta dei servizi: “Non servono contrapposizioni né slogan. Serve continuare a lavorare, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo istituzionale, con responsabilità e spirito costruttivo, per rafforzare la sanità pubblica, ricostruire la fiducia dei cittadini e tutelare presìdi sanitari che rivestono un ruolo strategico per il territorio”.”

Che cosa cambia adesso, tra urgenza di organico e credibilità del servizio pubblico

La situazione dell’Ortopedia di Patti rappresenta un punto di rottura nella struttura organizzativa della sanità in quella zona del messinese, basata sul fatto che se un reparto non regge i turni notturni e riduce ricoveri e attività chirurgica, la pressione si sposta su altri ospedali e aumenta la distanza reale tra diritto alla cura e accesso alle prestazioni. È qui che la vicenda diventa di interesse pubblico: il problema non riguarda un singolo disservizio, ma la continuità di un presidio sanitario territoriale.

Sul piano politico-istituzionale, lo scontro mostra un nodo ricorrente: l’equilibrio tra controllo e collaborazione. La Vardera rivendica la funzione di vigilanza “senza preavviso” come strumento per far emergere la realtà quotidiana. Laccoto chiede invece che l’attività ispettiva si leghi a “confronto e coordinamento” per evitare “letture parziali o allarmismi”.

Nel mezzo restano i fatti richiamati in commissione: l’organico, la gestione delle turnazioni, la capacità del reparto di garantire notti e ricoveri, e la promessa — rivendicata da Laccoto — di una “fase di riorganizzazione” dopo anni di “sostanziale stallo”. Se questa riorganizzazione produrrà coperture e servizi misurabili, lo diranno tempi e atti conseguenti. Se invece resterà sulla carta, il caso Patti rischia di diventare l’ennesimo esempio di sanità che procede per emergenze, e non per programmazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.