​I ghiri stanno distruggendo la coltivazione di nocciole nell’area dei Nebrodi. La loro proliferazione sta anche provocando l’abbandono della produzione e lo spopolamento di intere aree. È l’allarme della Coldiretti di Messina che chiede il “riconoscimento dello stato di calamità e interventi urgenti per salvaguardare i produttori che attendono da anni azioni concrete per sbloccare quella che può essere definita una vera e propria piaga”.

“Gli imprenditori agricoli sono allo stremo – sottolinea il direttore della Federazione, Giuseppe Campione e gli interventi  richiesti, tra cui la deroga alle norme sulla protezione del ghiro fino al riequilibrio dell’ecosistema, non sono più rinviabili. La corilicoltura – commenta – rappresenta  spesso l’unica fonte di reddito delle aree montane dei Nebrodi e alle nocciole  sono legate molte attività di trasformazione e  di indotto. Gli imprenditori hanno investito ingenti risorse per migliorare la qualità, investimenti vanificati  con conseguenze disastrose per il territorio.  Nei noccioleti  ci sono solo gusci svuotati, uno scenario davvero straziante”.

Tra le richieste  avanzate da Coldiretti c’è anche quella di avviare le procedure tecniche  per poter produrre il parassitoide che controlla la popolazione della cimice per debellarla in modo naturale e questa è un’altra piaga che colpisce la produzione. “La situazione – ribadisce anche il vicedirettore Carmelo Tarantino è  oggetto della piattaforma della manifestazione del prossimo 14 novembre a Palermo. Non si può lasciare morire una delle zone più produttive della Sicilia. Stiamo lavorando con i comuni  dell’area interessata e in particolar modo con Ucria,  paese capofila della problematica dove l’emigrazione soprattutto giovanile sta diventando tragica e dove il 24 novembre  si svolgerà l’assise della “Città della nocciola” per proseguire l’azione di denuncia della situazione”.

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