giovedì - 16 agosto 2018
 
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l’opera è una scultura-panchina polimaterica che esalta due materiali autoctoni

A San Marco d’Alunzio la scultura “Ghiaccio rovente” dell’artista Leonardo Cumbo

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San Marco d’Alunzio vive un’atmosfera di completo fermento. Oltre che per il ricco calendario di eventi estivi, per la polvere che si stacca dalla pietra quando l’artista nisseno Leonardo Cumbo imbraccia il suo scalpello elettrico davanti ai passanti, in piazza Padre Maestro. L’opera d’arte, in fase di realizzazione, è intitolata “Ghiaccio rovente” ed è stata progettata su impulso dell’Associazione Culturale TRE60lab, nell’ambito della Seconda Edizione di RADICA, per essere collocata in uno spiazzo del centro storico.

La manifestazione invernale del 22-23 dicembre 2017 è risultata di grande impatto per il mondo delle arti visive contemporanee e della musica sperimentale. Ecco, dunque, la scelta dei membri di TRE60lab di far realizzare un’opera che rimanga sul territorio come segno tangibile dell’esperienza prodotta attraverso la cura di questo importante meeting di artisti, provenienti da diverse parti del mondo.

TRE60lab è un collettivo di giovani che dal 2015 si propone di valorizzare attività culturali nel territorio di San Marco d’Alunzio, facendo rete con gli altri Comuni della regione montana dei Nebrodi, nella provincia di Messina. Oltre a ibridare linguaggi, favorendo dialoghi tra poesia, scultura, musica e teatro, TRE60lab unisce spazi tra loro in apparenza lontani, ma sintesi della ricchezza geografica siciliana e si dichiara determinata ad implementare il proprio impegno nella direzione artistica dell’Edizione 2018 di RADICA, della quale attendiamo di scoprire le prossime date.

Unire le varie competenze e la passione di ognuno di questi ragazzi in un tale progetto significa tracciare una strada alternativa all’oblio; il quale, senza l’imbuto dell’associazionismo, infierirebbe sulla condizione giovanile, soprattutto nei piccoli centri di provincia, dove la possibilità di scelta è limitata a causa dell’assenza di nuovi stimoli e di serie strutture ricreative.   

Il lavoro del Maestro Leonardo Cumbo rappresenta il corollario di un un percorso iniziato ed il volano per le iniziative future. Una scultura-panchina da impiantare all’interno del tessuto urbano non è una scelta casuale. Non si tratta, infatti, di un semplice monumento, una statua, un mausoleo, ma di un complemento d’arredo urbano artistico che comunica con il fruitore e lo serve, quasi lo conforta e lo abbraccia. Una panchina così duale già nel titolo è idealmente in grado di mettere in relazione tutte le persone che ne fruiscono. Posta in un luogo del tutto neutrale, con una vista mozzafiato sul Tirreno e sulle Sette Sorelle Eolie, l’opera d’arte non è, in ultimo, che una sedia, indifferente alle qualità etiche e umane di chi la occupa. Per questi motivi, i membri di TRE60lab ritengono egregiamente rappresentati i loro valori, ossia l’ideale di uguaglianza tra gli esseri umani, il rispetto delle diversità, lo spirito di aggregazione, l’attenzione per la natura e l’adesione ad uno stile di vita salùbre per il benessere psico-fisico di tutte le persone del mondo.

RADICA non è stato un mero festival per le vacanze natalizie, ma un progetto di sviluppo territoriale in continua evoluzione, teso a stimolare la riscoperta del senso di appartenenza ai luoghi che si abitano, perché tornino ad essere strumenti atti a definire la propria identità e spazi di socialità, per i cittadini locali e per tutti i visitatori. L’arte di appartenere ad una visione contemporanea della storia si traduce nella riscoperta amorosa delle proprie radici e in una graduale presa di coscienza della condizione umana e del rapporto che intercorre tra l’uomo e la natura.

Patrocinata dal Comune di San Marco d’Alunzio, l’opera è una scultura-panchina polimaterica, che esalta due materiali autoctoni: il legno di castagno ed i famigerati marmi locali, nei toni del grigio e del rosato. I due blocchi di marmo stanno già prendendo la forma di due grandi mascheroni soffianti, raffiguranti rispettivamente il ghiaccio ed il fuoco. Sistemati l’uno di fronte all’altro, saranno collegati tra loro da una tavola di legno che fuoriesce dalle loro bocche. Quest’ultima assolverà la funzione di seduta, così come le parti posteriori dei blocchi di marmo, le quali sono state scavate a mó di poltroncina. La tavola verrà bruciacchiata a ridosso della bocca di ghiaccio, mentre resterà piena di germogli scolpiti a bassorilievo in corrispondenza della bocca di fuoco. Una condizione apparentemente contraddittoria e paradossale che giustifica l’ossimoro del titolo. Ad abbracciare l’iniziativa con la donazione dei materiali, la Ditta “Oriti Legname” e la “Ble Cave” della famiglia Oriti.

Leonardo Cumbo è da considerare tra gli scultori siciliani contemporanei più rappresentativi del momento. Artista poliedrico, negli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali per aver sondato le potenzialità espressive ed estetiche di materiali tradizionali e di quelli meno consueti, attraverso la sperimentazione di strumenti e tecniche diversificati. L’ironia espressiva, leitmotif dell’artista, viene rappresentata con una simbologia colta dall’universo del quotidiano sia attraverso la creazione di sculture ed installazioni polimateriche multimediali ed interattive, che attraverso la scolpitura e l’assemblaggio di grossi monoliti.

“Quelle di Leonardo Cumbo sono sculture che esaltano simbologie precise – afferma Vittorio Sgarbi  -. I suoi lavori sono un continuo sommovimento di sentimenti elaborati da una personalità artistica pienamente matura e sensibile alla portata mitica della rappresentazione scultorea. È soprattutto interessante il suo modo di porsi di fronte al problema fondante dell’occupazione di uno spazio aperto. Il realismo e il simbolismo partecipano in ugual misura alla sua creatività. L’insieme delle sue opere ha un carattere stilistico unitario, dove il significato non è mai pretestuoso. Esso anzi risponde ad un bisogno di comunicare per via diretta e immediata, che va ben al di là della risposta a una committenza pubblica, che rappresenta per ovvie ragioni la collocazione privilegiata per uno scultore di questa levatura”.

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