“Potrebbe non sembrare un tipico eroe combattente del crimine; piccolo di statura e con gli occhiali senza montatura”. Il Financial Times, principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, fondato nel 1888 ed uno dei più antichi, autorevoli e letti del mondo, descrive così Giuseppe Antoci. Un lungo articolo di Hannah Roberts, richiamato in prima pagina, che conquista la copertina del magazine allegato al giornale e dove si racconta anche il lavoro svolto da Antoci in Italia.

“Approfittando della decennale crisi economica in Italia – scrive il Financial Times – la mafia ha acquistato terreni agricoli, bestiame, mercati e ristoranti, riciclando i propri soldi attraverso quella che è una delle industrie leader del paese. Il valore del cosiddetto business delle agromafie è quasi raddoppiato, passando da 12,5 miliardi di euro nel 2011 a oltre 22 miliardi di euro nel 2018 (con una crescita media del 10% all’anno). L’affidabilità del business nella crisi ha spinto l’interesse della mafia”, afferma nell’articolo Stefano Masini, professore di legge all’Osservatorio del crimine in agricoltura e la catena alimentare.

“I dati della polizia – aggiunge il Financial Times – indicano che tutti i principali gruppi criminali italiani – la camorra napoletana, cosa nostra siciliana e la ‘ndrangheta calabrese – investono nell’agricoltura. Il cinquantenne – scrive l’importante giornale inglese – potrebbe non sembrare un tipico eroe combattente del crimine; piccolo di statura con gli occhiali senza montatura, direttore regionale di una banca entrato in politica nel 2013. Eppure Antoci – continua il Financial Times – non solo ha identificato lo schema mafioso, ma ha escogitato la soluzione: nuove regole che obbligano a passare i controlli di polizia, applicati in modo retrospettivo, con numerose confische di terre. “Quando prendi soldi dalle loro tasche, è allora che la mafia reagisce,” dice.

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“Gli aspiranti assassini di Antoci – scrive ancora il Financial Times – non sono stati consegnati alla giustizia e il caso è stato archiviato a settembre. È stato rimosso come Presidente del Parco dei Nebrodi in una revisione politica da parte del nuovo Governatore della Sicilia all’inizio di quest’anno. “Molti in prigione brinderanno”, ha detto Antoci all’epoca. Ma le sue misure – continua il Financial Times – sono state ora allargate in tutta Italia. Nel 2016 gli è stato conferito il titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, l’onore più alto in Italia, per “la coraggiosa determinazione nella difesa della legge e contro il fenomeno della mafia”.

Il giornale inglese riporta le parole di Antoci che dice di aver sottovalutato l’effetto che questo lavoro avrebbe avuto su di lui e sulla sua famiglia: “Non sarò mai più la stessa persona dopo quella notte”. Con i soldati che presidiano la sua casa e le sue figlie che evitano anche di invitare gli amici. “Questa non è una vita per loro. Ho fatto il mio dovere, ma in un paese normale non dovresti rischiare la tua vita per farlo”.

“I sodalizi mafiosi in Italia – conclude il Financial Times – hanno un fatturato annuo stimato di 150 miliardi di euro, secondo un rapporto del comitato parlamentare anti-mafia nel 2017. Si tratta di 40 miliardi di euro in più della maggiore holding italiana Exor, che comprende Fiat Chrysler e Ferrari. La loro influenza nel paese rimane vasta; Quattro su dieci italiani intervistati in ottobre da Libera Terra, un consorzio cooperativo, hanno affermato che dove vivono la mafia “è un fenomeno preoccupante e la sua presenza socialmente pericolosa”.

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