I lavoratori socialmente utili dei Comuni siciliani incroceranno le braccia il 26, il 27 e il 28 febbraio in segno di protesta contro la loro esclusione dei percorsi di stabilizzazione avviati in questi mesi dallo Stato e dalla Regione per altre tipologie di precari comunali. Le motivazioni della protesta prendono di mira il governo regionale che, con la sua assenza, ha ancora una volta dimostrato il totale disinteresse verso 5200 lavoratori che da oltre 20 anni continuano a garantire servizi essenziali a fronte di un irrisorio sussidio.

“I 5 mila lavoratori Asu siciliani si sentono umiliati dal Governo Musumeci: ancora una volta gli emendamenti presentati per la stabilizzazione, anche e soprattutto dalla stessa coalizione di maggioranza, sono stati stralciati prima di arrivare in Aula. Per questo abbiamo deciso di proclamare, a partire dal 26 febbraio, tre giorni di sciopero”. Così i dirigenti sindacali di Ale Ugl, Confintesa, Sinalp, Cub e Alba, dichiarando dunque guerra all’esecutivo regionale, in quanto ritenuto responsabile di esser venuto meno ad una fondamentale promessa: quella di stabilizzare i precari impiegati per Attività socialmente utili (Asu).

“Un comportamento offensivo – spiegano – perché si tratta di norme che avrebbero completato l’iter legislativo della legge 8/2017, portando i lavoratori alla stabilizzazione e lasciando i saldi di finanza pubblica invariati. Quindi senza nessuna spesa in più per la Regione. Avremmo voluto chiedere il perché al presidente Musumeci – continuano – ma ci evita in tutti i modi. A lui vorremmo chiedere: perché il governo siciliano parla di legalità e poi non applica le leggi sulla stabilizzazione degli Asu; perché i dirigenti di sua fiducia, invece, applicano giustamente la legge sulla ricollocazione dei lavoratori in esubero per tutte le categorie, ma sbagliando escludono gli Asu; perché quando si parla della stabilizzazione di questi lavoratori si utilizza la scusa delle difficoltà di bilancio, mentre per altre categorie si trovano le risorse aggiuntive”.

“Eppure – aggiungono – senza il lavoro degli Asu gli enti locali della Sicilia andrebbero in tilt, perché non sarebbero più nelle condizioni di garantire gran parte dei servizi che oggi vengono erogati ai cittadini e alle imprese. Anche sui pagamenti delle indennità la Regione non ha posto la dovuta attenzione, nonostante si sapesse da mesi che l’Inps non avrebbe più svolto il servizio. Sono state messe in atto soluzioni improvvisate ed il risultato è che ancora oggi ci sono lavoratori che devono percepire le mensilità del 2018, compresi gli assegni nucleo familiare. Per non parlare di quelle del 2019”.

“Riconosciamo – concludono – l’impegno profuso a nostro sostegno dal primo firmatario del ddl per la stabilizzazione degli Asu, onorevole Calderone, e dagli altri sottoscrittori (onorevoli Lo Curto, Cannata, ecc.) e ci auspichiamo che si faccia ancora di più perché sia approvato dal Parlamento. Il provvedimento, infatti, giace immobile all’Ars da più di un anno. Facciamo appello a tutti gli amministratori degli enti utilizzatori e a tutti i deputati regionali, di maggioranza e opposizione, affinché siano al fianco dei lavoratori in quella che deve essere una battaglia di civiltà e di legittimità. Ai lavoratori deve essere riconosciuto ciò che già fanno da circa 22 anni, stabilizzandoli”.

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