Le posterie, o stazioni di posta, erano strutture di una volta che avevano la funzione di dare vitto e alloggio ai viaggiatori di terra. Dei luoghi adibiti a sosta temporanea dei corrieri, delle vetture private e delle diligenze che trasportavano persone, merci e corrispondenza in cui venivano effettuate le fermate per la salita e la discesa dei passeggeri. In questi posti si trovava di tutto. Tutto ciò che poteva servire ai viaggiatori che potevano anche pranzare durante il cambio dei cavalli o addirittura pernottare la notte.

La Posteria, a Magenta, un comune di circa 24 mila abitanti a pochi chilometri da Milano, è un locale unico, informale, nato dalla passione per la cucina e per il buon vino. Un locale dove trovi di tutto: giornali, una vasta scelta di articoli per il corredo scolastico, latte fresco, prodotti da forno artigianali, servizio bar e una trattoria che coniuga la tradizione locale e gusto contemporaneo, con la tradizione culinaria siciliana basata su specialità tipiche e pietanze gustose e prelibate che sanno risvegliare i sensi stimolati dalla trascinante simpatia del proprietario che, con la sua chitarra o con il clarinetto, stimola nei suoi ospiti un’infinità di sensazioni positive che investono gli astanti permettendo loro di vivere processi di socializzazione ed aggregazione.

A gestire La Posteria è Carmelo, un terrone “ca scorcia” (autentico). Un siciliano emigrato, per amore, originario di Castel di Lucio, un piccolo centro del messinese, situato nell’area interna dei monti Nebrodi, assieme alla moglie Silvia (lombarda fiera, che difende e preserva la sua natura etno-culturale) l’elemento propulsivo del locale. Mentre Carmelo intrattiene i suoi ospiti, è Silvia che si affanna facendo avanti e indietro per La Posteria. Ma perché vi stiamo raccontando questa storia? Ci hanno incuriosito le vicende personali di Carmelo, un eccellente muratore siciliano che un bel giorno decide di lasciare il proprio paese fulminato da Silvia (l’attuale moglie come abbiamo detto) che aveva conosciuto durante le vacanze estive, di lei, in Sicilia, tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90.

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Carmelo a bordo della sua Opel Kadet azzurrina, anni 70, parte per l’estremo Nord attraversando la penisola in compagnia, ed “incoraggiato”, da una radio, sintonizzata su Radio Padania, gestita dalla Lega Lombarda, che tuonava contro il sud e i meridionali e riproponeva continuamente il valore simbolico dello spadone di Alberto da Giussano ed il solenne impegno, dell’allora leader Umberto Bossi, a realizzare la secessione. Grazie all’emittente radiofonica della Lega Nord, sulla quale rimane collegato per tutta la durata del viaggio, Carmelo cominciava a capire ciò che gli era sfuggito nel corso della sua vita: le differenze tra Nord e Sud, secoli di storia diversificata grazie alle differenti vicende socioeconomiche e politiche.

Sull’autostrada A1, nei pressi di Lodi Vecchio, qualcosa fa scattare una molla nella mente di Carmelo che suggestionato dagli annunci della radio lombarda, ad un tratto rallenta e ad alta voce, si domanda: “ma unni minchia staiu jennu…?”. Si guarda in giro, da un’occhiata alla cartina e si rende subito conto che aveva percorso tanta strada. Troppa. Era quasi arrivato a destinazione. Oramai era troppo tardi per invertire la rotta per tornare a casa. Ridà gas all’acceleratore, rinvigorito da un pensiero transitorio della sua Silvia, meditando su quell’Alberto da Giussano che più volte durante il suo lungo viaggio aveva sentito glorificare dai microfoni di Radio Padania, tanto da arrivare ad immaginare l’Alberto come qualcuno simile al santo martire Placido, protettore e patrono del paese dove per trent’anni Carmelo aveva vissuto.

“Se quest’Alberto è così osannato – pensava Carmelo – avrà fatto qualcosa di prodigioso. Vorrà dire che per tutto il periodo di permanenza in terra lombarda affiderò la mia anima a lui”. Cosa che, da li a poco, acquisendo informazioni sul personaggio, chiaramente non fece. Carmelo mette piede in Lombardia e inizia subito a lavorare con un’impresa edile dove, sin da subito, inizia a farsi apprezzare per professionalità, serietà e dedizione al lavoro ed a farsi notare per il suo dinamismo, la sua intraprendenza, il suo essere industrioso. Se non fosse stato per l’accento meridionale nessuno si sarebbe accorto che quel giovane, bianco come una mozzarella, dai tratti somatici nordici e con tanta voglia di fare, che sprizzava intraprendenza da tutti i pori, potesse essere un terrone, quindi un soggetto inoperoso e scansafatiche: come tanti altri meridionali. Questa dottrina diffondeva a quei tempi la Lega Nord

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Carmelo, in breve tempo si integra con territorio e mentalità, passano pochi mesi e decide di dare una sterzata importante alla sua vita. Mette su famiglia e crea un’impresa tutta sua, inizia a ristrutturare case e appartamenti diventando, molto presto, un affermato imprenditore locale. Ma la cosa non dura tantissimo. Le qualità del nostro stravagante, ma ambizioso personaggio, basate sull’intraprendenza, sulla brillante multiformità e sul dinamismo d’azione, che nel corso degli anni aveva sempre dimostrato di possedere stravolgendo, cambiando, azzerando e ripartendo, da punto in bianco, da qualcosa di nuovo e stimolante, portano Carmelo alla decisione di chiudere con l’impresa edile che funzionava a meraviglia, per dedicarsi a qualcosa che gli potesse offrire la possibilità di stare in mezzo alla gente.

Un qualcosa che lo potesse gratificare ed aiutare ad esprimere tutto il proprio talento da coltivare e a sviluppare quotidianamente. Nasce così La Posteria un locale nell’estremo nord dove si respira allegria, buonumore e tanta sicilianità, frequentato da gente che ama divertirsi e far divertire, un luogo dove con l’ausilio della musica, tra un aperitivo e un pranzo, nell’ora del the o prima di cena, è possibile risollevarsi il morale cantando, recitando, esprimendosi artisticamente. Uno scrigno ricolmo di preziosissimi, antichi sapori e pregiati prodotti enogastronomici partorito dalla mente e dai sacrifici di un nostro conterraneo che quando partì, alla volta di Milano, non immaginava minimamente di poter essere un’eccellenza. Un’eccellenza con una grande passione per il lavoro che, con i suoi modi di fare, valorizza cultura, usi e costumi del meridione d’Italia.