Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Vincenzo Pruiti Ciarello, Agronomo,  Presidente TerraMare Nebrodi, sul suino nero dei Nebrodi. 

Ho seguito alcuni articoli di Nebrodi News che hanno riguardato il Suino Nero dei Nebrodi. In particolare,  ha attirato la mia attenzione la querelle tra il Dr. Amerigo Salerno ed il Dr. Giuseppe Messina, circa l’appellativo con il quale si indica una popolazione di suini neri presenti nei Monti Nebrodi: appunto il “Suino nero dei Nebrodi”.

Il Dr. Giuseppe Messina, basandosi su di una sua ricerca storica, sostiene che questo appellativo non esiste e che non esiste nemmeno a livello della formale burocrazia, la quale indicherebbe questa razza come  Suino Nero Siciliano.

Entrambi argomentano le loro tesi circa la corretta denominazione del Suino, ed io chiedo che da questo punto di vista possano avere ragione tutti e due.

Il problema, o i problemi, però mi sembrano altri:

1) Ci sono interessi extra scientifici dietro questo dibattito, magari legati all’appropriazione ed all’uso commerciale di un “Brand”?

2) Perché a questa discussione rimangono estranei perché gli allevatori dei Nebrodi e le relative decisioni sono assunte da poche persone, a volte non rappresentative degli interessi del territorio;

3) Perché dopo oltre un decennio di iniziative per la promozione della DOP del suino Nero dei Nebrodi è ora un imprenditore estraneo al di territorio dei Nebrodi a dichiarare in un’intervista rilasciata a Salvo La Pietra che la DOP si potrebbe ottenere non prima di due anni? (Per la DOP della provola c’è voluto meno di un anno pur con l’ostilità di parte di alcune istituzione del territorio).

4) Perché non si vogliono coinvolgere risorse locali (professionali, istituzionali, associative) e soprattutto allargare la base degli attori principali (gli allevatori) che potrebbero dare un contributo considerevole alla stesura del disciplinare di produzione? Si vuole forse fare un disciplinare ad uso solo di poche aziende?

Ma torniamo alla “querelle” Messina – Salerno.

Personalmente ritengo che a Messina si possa facilmente rispondere  con una ricerca storica che fa risalire la presenza del suino nero nel  territorio dei Nebrodi ad alcuni millenni: dalle tracce materiali di un dente di scrofa ritrovato nella grotta di  San Teodoro risalente a 10.000 anni fa a documenti più recenti attestanti che nel 1300 le maggiori  entrate economiche nel territorio di Mirto erano assicurate dalle vendite di suini.

Ancora più recentemente un opuscolo pubblicato intorno al 1986 dalle SOAT dei Nebrodi riferiva i risultati di indagini effettuate dalla rete delle SOAT Siciliane secondo le quali il suino nero esisteva solo nella zona dei Nebrodi. E questo non per caso ma anche per la particolare conformazione del territorio dei Nebrodi che ha favorito il sedimentarsi di una ricca biodiversità.

Successive ricerche condotte dalle SOAT dei Nebrodi, in collaborazione con istituti di ricerca, hanno infine evidenziato che sui Nebrodi esistano  almeno quattro linee genetiche, distanti tra loro, di popolazione di suino nero.

Ecco perché parlo di Popolazione e non di razza.

Quanto lavoro c’è da fare all’interno di questa popolazione e per migliorare le condizioni di allevamento del suino al fine consolidare una filiera virtuosa ed affidabile nella trasformazione dei prodotti?

Le diverse maschere dietro le quali si nascondono interessi diversi attorno al suino Nero dei Nebrodi non accennano a scoprirsi. Eppure c’è tanto spazio per chi vuole esplorare questo mondo ed avviare iniziative serie che non si limitino all’utilizzazione più meno spregiudicata di un Brand.

Penso che se si vogliono traguardare obiettivi di sviluppo sostenibile all’interno del territorio dei Nebrodi lo spazio esista, e che non siano giustificabili corse in avanti né ritrosia verso una collaborazione coinvolgente tutti gli attori.

Deng  Xiaoping diceva che “non importa se il gatto sia bianco o nero è importante che prenda i topi”.

Cosa voglio dire?

Rimbocchiamoci le maniche, testa bassa e lavoriamo; produciamo e vendiamo nelle forme e nelle modalità che ci fanno vendere ma teniamo sempre ferma la barra: il porcu niuru di per sé non dice niente, non è spendibile; ci  dice qualcosa ed è spendibile se lo leghiamo intimamente alla storia ed alla cultura del territorio.

Il suino Nero dei Nebrodi, grazie agli sforzi compiuti da chi ha lavorato e ci ha creduto, è diventato un Brand riconosciuto nel mercato globale.

Non sprechiamo il nostro tempo in discussioni inutili. La benedizione che Dio ci ha voluto dare, regalando a questo territorio specie e razze che sono uniche per le loro caratteristiche,  non deve essere sprecata. Sta a noi custodire questi sono e saperli valorizzare nell’interesse delle comunità che abitano i Nebrodi.

Un grazie, comunque, a Giuseppe Messina per le parole che ha voluto dedicare alla mia persona, spero meritate.

Riguardo all’attuale condizione  del centro di produzione di Galati Mamertino, gestito dal Consorzio Terre dei Nebrodi, mi viene solo da piangere.

Il lavoro che è stato fatto  e le energie che vi sono state profuse rischiano di essere vanificati, assieme alle risorse finanziarie che sono state impiegate.

Quante giornate formative sono state effettuate in quel centro quante persone si sono avvicinate alla conoscenza della trasformazione delle carni crude?

Quante ricerche sono state effettuate sulle carni di suino nero e sui trasformati?

Terre dei Nebrodi non ce l’ha fatta, e tanti hanno purtroppo contribuito al   risultato deludente della Gestione.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra disse Gesù. Ma qui ci è senza peccato?

– il comune di Galati di Mamertino?

  Pino Drago, molto attivo sempre, ma  in quest’ultimo periodo in chiave negativa? 

– io stesso, che forse avrei potuto  essere di sprono e d’incoraggiamento?

– gli allevatori di suini che non  hanno considerato l’iniziativa utile ai loro interessi?

– i tanti che non hanno scoraggiato l’iniziativa, ma anzi l’hanno ostacolata e scoraggiata?

– oppure lo sono soprattuto quegli egoisti miopi che hanno considerato soltanto l’universo visibile ai propri occhi?

Mi convinco sempre di più che bisogna organizzare una scuola per aspiranti imprenditori, poiché il salto da allevatore ad imprenditore nel territorio non c’è stato.

Leggi anche:  Imprenditoria giovanile strumento necessario contro la disoccupazione