Il Comune di Mistretta era nelle mani dei comitati d’affari, più o meno contigui alla mafia. Questo è quello che emerge dalla relazione dei commissari prefettizi che è alla base dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Le notizie, riportate oggi dalla Gazzetta del Sud, superano la più fervida immaginazione: l’occupazione del Comune è trasversale e non risparmia nessuno, né la destra né la sinistra, né il consiglio comunale né la giunta.

In 416 pagine i commissari prefettizi spiegano perché il Comune va sciolto per infiltrazioni mafiose ed  è un’analisi impietosa. Secondo i commissari, racconta la Gazzetta «… il ricorso alle cautele antimafia è pressoché sconosciuto». E alla fine i commissari poi scrivono: «In conclusione, i fatti riportati nella presente relazione dimostrano una situazione di possibile permeabilità alla criminalità organizzata da parte di alcune figure chiave dell’attuale consiliatura, quali il presidente del Civico Consesso Felice Testagrossa e i consiglieri Tamburello, Sgrò e Provenzale, che unita alla debolezza dell’apparato burocratico comunale, che non si è dimostrato, in diversi casi in grado di svolgere adeguatamente le funzioni a esso demandate dalla legge, potrebbero aver avuto come effetto forme di deviazione dell’attività amministrativa in settori che, secondo le risultanze investigative dell’operazione “Concussio”, sono particolarmente appetibili da parte delle organizzazioni criminali». L’inchiesta “Concussio” è stata gestita dalla Dda di Messina e dai carabinieri, al centro le richieste di pizzo per i lavori di restauro della “Fiumara d’arte” di Antonio Presti.

Il condizionamento mafioso del Comune di Mistretta

I commissari parlano di «presenza, a Mistretta, di esponenti della criminalità organizzata di elevata caratura criminale», e di come il centro sia «la prima propaggine messinese di cosa nostra palermitana e come vi siano stati collegamenti con le cosche del catanese». «Questa Commissione – si legge ancora -, infatti, delle due fattispecie alternative previste dall’art. 143 del Tuel (è il Testo unico degli enti locali, n.d.r.), collusione e condizionamento, non ritiene ricorrere la prima ipotesi, atteso che gli accertamenti sugli organi istituzionali del Comune (Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali) e su tutto il personale in servizio, hanno dato riscontri negativi, se si eccettua la figura dell’ex consigliere Tamburello e, sia pur indirettamente, del presidente del Consiglio Comunale Felice Testagrossa e del consigliere Benedetta Sgrò».

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Per i commissari «… forme di condizionamento potrebbero cogliersi nell’amministrazione del patrimonio comunale, in particolare i fondi rustici, con riferimento ai quali l’Amministrazione in carica non ha adeguatamente vigilato, come avrebbe dovuto. Tale omissione si è concretizzata con riferimento alla gestione dei fondi, alla mancata riscossione dei canoni non pagati, malgrado la precaria situazione economico-finanziaria dell’Ente, nonché al mancato controllo sui soggetti affidatari degli stessi beni, in taluni casi appartenenti alla criminalità organizzata, come nel caso di Maria Rampulla, o comunque ad essa contigui, come nel caso del fratello del sindaco, in rapporti con il citato Michele Cammarata, in altri casi gravati da pregiudizi penali e/o di polizia. Analoghe criticità sono state rilevate nelle modalità di elargizione dei contributi in favore di soggetti gravati da pregiudizi penali».

I commissari prefettizi si occupano di alcuni personaggi: «Per quanto riguarda possibili forme di condizionamento e/o collusione con la criminalità organizzata locale si richiama la posizione dell’ex consigliere Vincenzo Tamburello che sembra assumere, nel panorama politico di Mistretta, un ruolo centrale, anche per via della lunga partecipazione alla vita politica dell’Ente, in quanto già vicesindaco dal 2009 al 2014, nella precedente consiliatura. La centralità della figura del Tamburello – scrivono ancora i commissari -, è rimasta immutata, anche nell’attuale legislatura, avendo il suo schieramento politico la maggioranza in Consiglio Comunale per effetto del voto disgiunto, come già ampiamente riferito. La sua caratura politica è rimasta, infatti centrale ed è elemento di collegamento con esponenti di rilievo della criminalità organizzata di Mistretta. Come si è avuto modo di vedere, infatti, diverse indagini anche risalenti nel tempo, hanno fatto emergere in maniera inequivocabile i rapporti fra il consigliere Tamburello con pregiudicati, quali Lo Re Giuseppe, Lamonica Antonino, definiti costanti e attuali nell’operazione “Concussio”, e, soprattutto, Maria Rampulla. Quest’ultima , come si è visto a proposito dell’appalto relativo all’affidamento dei “lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo “Fiumara d’arte” sarebbe stata la destinataria finale, con l’appellativo di “signorina”, delle somme provenienti dalla richiesta estorsiva che lo stesso Tamburello averebbe indirizzato a Fortunato Rosario. Il padre dell’ex consigliere Tamburello Mariano risulta, inoltre, essere depositario delle scritture contabili delle imprese confiscate ai Lamonica. L’ex amministratore – scrivono i commissari -, come visto, sembrerebbe far parte di un “gruppo di potere” unitamente al presidente del Consiglio Comunale Felice Testagrossa e ai fratelli Antonino e Mario Saitta, il primo suocero del Tamburello e già consigliere comunale, il secondo collega di studio di Testagrossa». E questi dati conoscitivi – spiegano i commissari -, emergono anche dalle intercettazioni dell’operazione “Concussio” a carico di Tamburello, che «… hanno permesso di attualizzare la sua rete relazionale con i soggetti coinvolti nella Giunta, nel Consiglio comunale, con i dirigenti e funzionari della struttura amministrativa dell’Ente, confermando la vastità e la ramificazione dei suoi contatti».

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Le criticità e le disfunzioni della macchina amministrativa

I commissari elencano una lunga serie di «… criticità e disfunzioni: l’apparato burocratico è apparso in genere insufficiente, quanto meno sul piano qualitativo; impropria e dannosa commistione fra il ruolo di sindaco e quello di responsabile dell’area finanziaria, anomalia evidenziata, oltre che dal Presidente del Consiglio Comunale, anche dal servizio ispettivo della Regione Siciliana; mancanza di efficaci forme di controllo interno; il ricorso alle cautele antimafia è pressoché sconosciuto; ricorso ad affidamenti diretti anche in favore di imprese riconducibili a soggetti gravati da pregiudizi penali o di polizia ovvero contigui ad ambienti criminali; sintomatica di una legalità “debole” è la situazione relativa alla gestione dei fondi rustici, con particolare riferimento alla totale mancanza di titolo giuridico per il loro possesso o al mancato rinnovo dello stesso; mancata dichiarazione di incompatibilità del consigliere Benedetta Sgrò da parte del Consiglio Comunale, sempre con il sostegno del suo gruppo politico di riferimento; evidenti situazioni di conflitto di interesse nell’ambito di servizi comunali affidati a società riconducibili ad appartenenti alla giunta comunale; ulteriore criticità è connessa alla inefficienza nella gestione finanziaria dell’Ente che si evince dalle seguenti circostanze: l’ultimo bilancio approvato è quello relativo al triennio 2018-2018, l’ultimo rendiconto approvato dal Consiglio Comunale il 31 ottobre 2018 è relativo all’anno 2016; una capacità di riscossione dell’Ente quasi irrilevante, così come evidenziato dalla Corte dei Conti e dal revisore unico dei conti. Al riguardo si richiama quando già detto nella parte IV della presente relazione con riferimento all’impossibilità per il Comune di ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, prevista dall’art. 243 del Tuel, per il risanamento e la copertura dei debiti fuori bilancio emersi e rilevati nell’esercizio 2016, il cui presupposto è la regolare approvazione, nei termini di legge, del bilancio di previsione e dell’ultimo rendiconto».

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