giovedì - 23 novembre 2017
 
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Il “mascariamento”, non fare confusione tra chi merita e gli impostori

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Negli ultimi giorni si è sentito spesso parlare di “mascariamento”. Il termine deriva dalla parola siciliana “mascariare”: una pratica utilizzata recentemente per screditare il lavoro importante fatto da uomini dello Stato nel nostro territorio. Il mascariamento  punta a tingere, intenzionalmente, qualcuno con il carbone o con composti inorganici che si depositano nei camini come residuo della combustione. Ed è quello che hanno provato a fare, per esempio, nei confronti del vicequestore Daniele Manganaro puntando a screditarne il lavoro di pulizia avviato in questi anni sui Nebrodi.  Il mascariamento si può esercitare in vari modi e con vari mezzi. Esiste un mezzo vile ed efficace che è lo sparlare alle spalle della persona da mascariare, annerire, sporcare, in modo tale che essa non lo sappia, almeno per un certo tempo, e non si possa difendere. Naturalmente il contenuto della pratica, messa artatamente in atto,  è qualcosa di falso che non corrisponde alle idee o alla condotta della vittima da mascariare. Si tratta dell’esasperazione del verosimile, che come è noto non ha nulla a che vedere con il vero. Anche ignorare la buona fama, frenare, arrestare, stoppare scientemente la diffusione della stessa è mascariare. Un mascariamento superficiale, meno grave, di poco conto, ma pur sempre di mascariamento si tratta.

Ma ci sono anche altri episodi, che nulla hanno a che vedere ovviamente con l’esempio che abbiamo fatto prima,  in cui i mascariatori provano a trasformarsi in mascariati: persone che non meritano la celebrità che ostentano, magari nel loro piccolo mondo che sia un comune o altro, si propongono come vittime di complotti inesistenti. E c’è subito chi coglie la palla al balzo per rappresentarsi come tutore dell’onore perduto. Si tratta di soggetti che hanno avuto una buona dose di fortuna nel riuscire ad “edificare”, senza averne meriti e capacità,  la propria fama, a rendere popolare la propria persona. Persone che dimenticano ben presto chi sono realmente ed insistono nel dare un’impronta ferma e granitica del nuovo essere e al proprio comportamento cadendo, però, molto presto in contraddizione e pagando a caro prezzo le conseguenze della loro ostentata limpidezza. Mostrare con valide prove che queste persone non meritano la fama di cui fanno sfoggio, non è un atto di mascariamento o diffamatorio, come loro stessi vorrebbero far passare, ma un giudizio critico, lecito, opportuno o addirittura necessario quando fama e capacità immeritate del soggetto recano danno a molti, i quali appunto, ingannati da questa falsa reputazione, cadono vittime di imposture e menzogne.

Quando si parla di mascariamento vengono in mente sempre scenari di complotti e cospirazioni.  Perciò l’impostore, ad ogni costo, cerca di passare per mascariato mostrandosi vittima, bersaglio finale di comportamenti aggressivi, di circostanze negative, di intenti manipolatori. Puntando sulla giustizia come sentimento sociale, preso dalla necessità di risolvere le contraddizioni, invita qualcuno, per conto suo, a mettere in moto la macchina della solidarietà sociale, pensa a fiaccolate, a cui già immagina di partecipare travestito da falsa vittima per simulare un’aggressione inesistente e, allo stesso tempo, scaricare la colpa sugli altri, liberandosi così da ogni responsabilità. Redige una memoria colma di accuse, da depositare in Procura in cui vengono indicati i colpevoli del proprio insuccesso. Interviene con ogni mezzo ed in ogni occasione, a volte con abilità, a volte con odiosa meschinità, valendosi della sua fama o del suo prestigio fingendo retta intenzione e facendo leva sui suoi seguaci o sudditi.

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