giovedì - 08 dicembre 2016
 
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Porto di Santo Stefano di Camastra, è scontro tra Legambiente Nebrodi e il sindaco

porto turistico santo stefano di camastra
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Porto

È polemica sul porto di Santo Stefano di Camastra tra Legambiente Nebrodi e il sindaco. L’associazione ambientalista, infatti, ha pone dubbi sulla necessità dell’infrastruttura. E il sindaco ha replicato con un’altra nota nella quale, oltre a ribadire l’utilità del porto come valvola di sfogo e del bacino delle Eolie, si dice stupito di questa presa di posizione di Legambiente dopo anni di inizio dell’iter.

«Il porto di Santo Stefano – ha detto il presidente del circolo di Legambiente Nebrodi, Enzo Bontempo – sarà una struttura di notevole impatto ambientale e di dubbia utilità non certo il porto della natura, come è stato definito. È un’ opera del tutto antitetica rispetto al modello di sviluppo tipico di un’area protetta che è basato invece sulla conservazione delle bellezze naturali, sulla tutela del paesaggio, sulla valorizzazione della cultura tradizionale, sulla promozione del turismo naturalistico e relazionale. L’ inserimento di una struttura portuale nel litorale – dice Bontempo – altera l’equilibrio delle spiagge e determina gravi dissesti nelle zone sottoflutto che restano soggette a erosione. Gli esempi sono evidenti come lo sono pure le conseguenze economiche, sia dirette per i danni arrecati alle infrastrutture sia indirette per la drastica riduzione delle spiagge balneabili e dunque della loro fruizione turistica. Nel solo tratto di costa tra Tusa e Tindari ci sono due porti in costruzione, Capo d’Orlando e Sant’Agata di Militello, uno finanziato, Santo Stefano di Camastra, e almeno altri cinque progettati, in pratica, uno ogni otto chilometri. Per inseguire il sogno di un turismo per vip si rischia di distruggere una risorsa naturale e paesaggistica rilevante. Non è improbabile – conclude – che questa corsa ai porti turistici sia innescata dal concorso di altri fattori, come il flusso di finanziamenti pubblici come quota di compartecipazione ai project financing».

Ma il sindaco di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re, non ci sta e attacca in una nota le affermazioni dell’associazione ambientalista: “Le esternazioni – scrive Re – dei rappresentanti di Legambiente, apprese solo a mezzo stampa, hanno suscitato stupore nell’amministrazione comunale, nei tecnici e nella comunità. E, anche, in quanti in questo particolare momento concorrono alla positiva definizione di un iter procedurale che per 50 anni ha attraversato richieste delle amministrazioni e aspettative dei cittadini, di un vasto territorio a cavallo tra la parte terminale delle province di Messina, Palermo ed Enna. Stupisce ancor di più la circostanza che le opinioni e le osservazioni prodotte da Legambiente arrivino a gara aperta, posto che la scadenza della presentazione delle offerte è prevista per il prossimo 9 novembre 2016, e ancor di più, che giungano solo via stampa con ben 6 anni di ritardo dalla notifica inviata all’associazione Legambiente, da parte del comune di S. Stefano, per la preventiva acquisizione di un parere di merito previsto dalla procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a cui il progetto è stato sottoposto positivamente. Il progetto dell’opera è conforme al Piano Regionale Strategico per la Portualità Tursitica, approvato con D.A. n°69 del 26.5.2006 e l’opera è altresì conforme al Piano Regolatore Generale ed a quello Portuale. A differenza dell’ingiustificato allarme lanciato da Legambiente – prosegue il primo cittadino – detto piano prevede la sola possibilità realizzativa, nel tratto di mare compreso tra Tusa e Tindari dei porti di Capo D’Orlando, Sant’Agata Militello e Santo Stefano di Camastra, facenti parte di un unico sistema integrato di portualità. Il procedimento di concessione delle aree demaniali è stato avviato dal Comune ai sensi del D.P.R. n. 509/1997, e si è positivamente definito con conferenza dei servizi in data 23/05/2013. Nella conferenza dei servizi – spiega Re – sono stati acquisti tutti i pareri necessari per la realizzazione delle opere portuali e per quelle a terra, comprese quelle a valenza ambientale. Sono state effettuate tutte le indagini geologiche, geognostiche, sismiche, archeologiche e tutte quelle specifiche per la realizzazione dell’opera. Sicuramente gli autori delle odierne esternazioni sconoscono che nessun rilievo e nessuna osservazione sono state mosse in questi anni da parte di Legambiente. Formavano parte integrante della documentazione a suo tempo inoltrata all’associazione Legambiente, per l’acquisizione del parere, anche lo Studio della “evoluzione della costa” contenuto all’interno del “Rapporto Ambientale” redatto dallo studio Malandrino, anch’esso rimasto indenne ad osservazioni ed emendamenti da parte di Legambiente. Il “porto della bellezza” è l’unica opera portuale che ha intrinseca nell’insieme dell’idea progetto quella di diventare essa stessa opera d’arte, di rilevante integrazione paesaggistica a servizio delle bellezze artistiche, naturali ed archeologiche del territorio circostante. A tal proposito è stato sottoscritto, nel 2014, un Protocollo d’intesa tra la Fondazione Fiumara d’arte di Antonio Presti, il comune di S. Stefano, l’Ente Parco dei Nebrodi, il Consorzio Intercomunale Valle dell’Halaesa, gli assessorati regionali Attività produttive, Territorio e ambiente, Turismo e infrastrutture. Il porto, unitamente agli altri porti già realizzati di Sant’Agata Militello e Capo d’Orlando, si candida a diventare valvola di sfogo e polo decongestionante del surplus di domanda di posti barca del bacino delle Eolie, stimato dai più autorevoli istituti nazionali di analisi economico-finanziaria, in 5 mila unità. Domanda alla quale non riesce a dare risposta l’asfittica capacità di ricettività portuale delle Eolie. Conforta sapere – conclude il sindaco – che rispetto alla realizzazione dell’opera ci sono importanti gruppi italiani e stranieri pronti a fare sul territorio significativi investimenti privati nella direzione di creare, in un’area che ne è completamento sprovvista e di grandi potenzialità attrattive, infrastrutture turistico-ricettive la cui costruzione non può che essere foriera di lavoro, occupazione valorizzazione dell’enorme patrimonio artistico,culturale ed archeologico”.

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