giovedì - 08 dicembre 2016
 
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Il presidente del Parco dei Nebrodi Antoci difende l’allargamento: «Bisogna fare squadra con i Comuni. Le critiche? Isolate»

Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci
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Un Parco più grande è un Parco più forte. E’ questo il punto di vista di Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi e di Federparchi Sicilia, il quale difende il progetto di ammettere i 21 comuni che hanno manifestato l’intenzione di entrare a far parte dell’area protetta. E respinge al mittente le critiche che definisce isolate e marginali.


Il Parco dei Nebrodi vuole ampliarsi. Di recente ha ha aperto la porta a 21 nuovi comuni. Qual è l’obiettivo?
Oggi i comuni hanno capito che bisogna fare squadra e il territorio ha la necessità di unirsi: con l’ingresso dei nuovi comuni è possibile accedere a bandi dove necessita un bacino di popolazione superiore ai 150 mila abitanti, che il Parco con l’ingresso dei 21 comuni raggiunge. Pur essendoci molto terreno ma piccoli comuni molti bandi e finanziamenti per il territorio ci passavano sopra la testa. Ma soprattutto c’è la voglia di rimettere in moto il territorio attraverso il modello della green economy con tutti questi sindaci che sono uniti dall’obiettivo di non far morire quest’area. Non esiste in questo alcun colore politico. Se i comuni di Sinagra, Longi, Galati pensano di poter andare avanti da soli siamo anacronistici. Dobbiamo unirci e capire come possiamo evitare che i giovani vada via da questo territorio, come evitare lo spopolamento. Da poco ho consegnato a tutti gli enti e sindaci una relazione sul mio operato in un anno di presidenza: abbiamo aperto alla sede del Parco di S.Agata di Militello ufficio del Pai per il dissesto idrogeologico, primo esempio in Sicilia di ufficio distaccato, esistono solo nei capoluoghi di provincia.
Attualmente il Parco ha aderito a bandi o ha ottenuto alcun tipo di finanziamento per progetti?
No, anche se c’è la disponibilità da parte dell’assessorato Territorio e Ambiente, occorre come requisito una partecipazione con popolazione non inferiore a 150mila abitanti, ma l’Associazione temporanea di scopo dei 21 comuni, che sarà presentata all’Assessorato, dovrà decretare l’ingresso.
Entro quando i comuni entreranno definitivamente nel Parco?
I tempi dipendono dalle commisioni parlamentari visto che serve una legge, ma comunque ove dovessero esserci bandi noi tenteremo l’ingresso col Parco attraverso l’Ats.
Che tipologie di bandi ci sono?
Quelli sull’energia alternativa, per esempio: molti sono andati alla Sosvima (Agenzia di Sviluppo Locale delle Madonie) che ha superato il tetto indicato di popolazione ma inserendo i privati. Noi abbiamo la forza di superare la quota solamente con tutti i comuni. Forza sul territorio ma anche fattiva con il coinvolgimento dei sindaci.
Entrando a far parte del Parco dei Nebrodi i comuni hanno porzioni di territorio tutelati e variano le restrizioni in base alla fascia: dalla più alta A, fino alla D
Molti comuni stanno inserendo delle parti di territorio di elevata importanza naturalistica come ad esempio la riserva di Malabotta di Montalbano Elicona, queste aree sono tutte già in fascia protetta elevata A, quindi avranno col parco dei vincoli elevati. Si parla però di eccellenze naturalistiche. Torrenova: come mai Torrenova è nel Parco? E’ vero che è un paese che si affaccia sulla costa tirrenica, ma gode della presenza di un geosito. In Sicilia ne esistono due o tre in tutto. I geositi sono eccellenze naturalistiche di carattere geologico. Stanno avendo molto successo i geoparchi, cioè all’interno dei parchi questi geositi, dove vanno studiosi e scolaresche per osservare la natura e conformazione del terreno.
Ci sono state lamentele da parte di sindaci sul fatto che in alcuni comuni con aree più estese di territorio vi sono vincoli maggiori rispetto a chi, di territorio, non è ha affatto, senza godere di vantaggi e beneficiando in caso di finanziamenti al pari di questi enti comunali.
Lamentele, tranne qualcuna e sporadica, non è sentite. I sindaci su questo progetto sono i primi ad esserne contenti, perché su questa vicenda non c’è l’ettaro in più o l’ettaro in meno. Non possiamo pensare di vivere di territorio perimetrato. Lo sa perché? Perché prima di questo presidente al parco arrivavano i fiumi di denaro. Io oggi sono pres. al parco dei Nebrodi con un problema di carattere regionale enorme: oggi non si può più parlare di gestione del parco perché spende soldi. Sono finiti quei tempi. Oggi si parla di gestione del parco che programma che fa i bandi, i progetti per il territorio. Sono finiti i tempi delle vacche grasse. Oggi che vuole che sia un comune che ha un ettaro in più o un ettaro in meno: cosa fa, il parco gli dà 100 euro in più o 100 euro in meno? Non è quello il problema. Il problema è entrare in una progettualità dove se tu comune sei fuori perché non entri con gli abitanti, perché non fai squadra, hai fatto perdere un treno al tuo territorio che non sai se passa di nuovo. Il discorso di avere più o meno territorio valeva una volta quando arrivavano fiumi di denaro e si poteva dare un contributo diverso in base al comune. Oggi si può solo programmare.
Da qualche giorno abbiamo presentato, tra i vari progetti, “Life” destinato al dissesto idrogeologico che verrà presentato a Bruxelles. Tra le proposte avanzate stazioni per il monitoraggio delle acque. I comuni in questa ottica di sviluppo e innovazione sono diventati partner. Se si resta esclusi a cosa serviamo noi amministratori? Se facciamo perdere occasioni di sviluppo a cosa serve il nostro ruolo? Io non sono disposto a scaldare la sedia.
Non essendoci più i finanziamenti di una volta, qual è la situazione finanziaria del Parco?
Oltre ad essere presidente del Parco dei Nebrodi sono anche presidente regionale di Federparchi. La Sicilia ha un patrimonio enorme: 4 parchi, 70 riserve, 6 aree marine protette, 200 siti di interesse comunitario; quindi parliamo di un patrimonio naturalistico unico che occorre mettere a reddito, e allora si che qualcuno può pensare di investire su questo territorio. Ad Alcara Li Fusi “il sentiero dei grifoni” dedicato ai portatori di handicap non è stato finanziato dalla regione o dai comuni, ma da un gruppo bancario, Credito Cooperativo, coinvolto dall’ente Parco che ha messo a disposizione 40.000 Euro in un progetto che è il migliore in Europa per re-introduzione dei grifoni su territorio.
La banca in questo cos’ha oltre un ritorno d’immagine?
Avranno un ritorno di immagine. Hanno finanziato due Parchi in Italia: il nostro e uno in Sardegna. Occorre chiedere coinvolgimento: perché i parchi sono a finanza derivata quindi le spese del personale ce l’ha la regione, le spese di gestione ce l’ha la regione, però una volta per le spese di gestione arrivavano ingenti somme, ora forse sono troppo pochi. Ritengo però che fossero tanti quelli di una volta. Ho abolito il discorso delle gare d’appalto invitando dalle 3 alle 5 ditte al di sotto dei 100.000 euro in modo tale, tramite evidenza pubblica, da dare possibilità a chiunque di partecipare.
Nel momento in cui un comune entra a far parte del Parco quali benefici può avere? Di natura economica?
Benefici economici no. I benefici possono essere quando fanno delle operatività con la regione ad esempio un cittadino che è all’interno dell’area protetta che fa una domandina per un bando regionale ha delle priorità rispetto ai comuni che non ci sono.
L’attività venatoria è un altro aspetto legato alle restrizioni del Parco che ha creato polemiche.
Rispetto i cacciatori che hanno la loro passione, spesso sentinelle per il territorio che evitano la presenza di illegalità. Ho partecipato ad un loro incontro a Patti. Oggi però i cacciatori, gli allevatori, gli amministratori fanno parte di un contestoche mira a non far pedere ossigeno al territorio. Dobbiamo portare i turisti.
Abbiamo eccellenze culturali, ambientali ed enogastronomiche, una scuola alberghiera a Brolo. Ma per far arrivare i turisti bisogna risolvere tanti problemi a partire dai trasporti: arrivare qui è veramente difficile.
L’Alberghiero è un valore aggiunto al territorio, come l’Istituto Agrario di Caronia che impianterà semi dal Dna di antiche piante nebroidee. Occorre promuovere, coinvolgere e far crescere questi operatori del territorio.
Sulla problematica dei ghiri che sta mettendo in ginocchio l’economia del territorio colpendo le coltivazioni di nocciolo
C’è un progetto per i ghiri, attraverso Federparchi Nazionale, che l’Ente Parco Nebrodi mette a disposizione. Due i metodi proposti: la prima tipologia di metodi consiste nell’incrementare la popolazione di uno dei nemici principali del Ghiro che è l’Allocco, mediante apposizioni di strutture di nidificazione di quest’ultimo, e nel creare ove possibile delle fasce di interruzione “ambientale” tra i noccioleti e le aree boscate. Il secondo metodo è quello che prevede la cattura dei ghiri mediante apposizione nei noccioleti di trappole. Per questo metodo potranno essere coinvolti gli stessi agricoltori che previamente verranno formati con apposito corso. Il progetto, inoltre, prevede una fase di verifica dei risultati, mediante censimenti ex-ante ed ex-post rispetto agli interventi realizzati. Il progetto contiene un prospetto economico finanziario di realizzazione di 20.000 euro l’anno per tre anni e vede il coinvolgimento anche delle Ripartizioni Faunistico-Venatorie e dell’Ispra.

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