martedì - 06 dicembre 2016
 
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Sviluppo dei Nebrodi, umile promemoria per la classe dirigente

Nebrodi
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Non c’è migliore occasione della Festa del Primo maggio per fare una riflessione attenta sui Nebrodi. Vista dal punto di vista dello sviluppo e del lavoro, ovviamente. A ben vedere (e in questo umile blog potete trovare parecchi riferimenti) l’area dei Nebrodi, almeno quella che si affaccia sul Tirreno, appare agli occhi di un osservatore attento ricca di dinamiche positive, sicuramente cosciente di grandi potenzialità, attenta alle opportunità che si presentano soprattutto sul fronte dei finanziamenti europei.

Ma nello stesso tempo, in alcuni casi, emerge la debolezza della politica che però non ha interlocutori organizzati e maturi: insomma manca una spinta dalle tradizionali forze organizzate (associazioni artigianali, di imprese medio grandi, di lavoratori, di professionisti) e dunque spesso emergono gli interessi parassitari.
Non possiamo non osservare che comunque il tessuto sociale ed economico si muove con alcuni player che rappresentano vere eccellenze nel panorama economico regionale (Irritec, il tessile di Miracula a San Marco d’Alunzio, Damiano con la frutta secca) e altri piccole e importanti esperienze che potremmo chiamare di economia sociale (l’associazione La Stretta di Longi ne è un esempio) o di piccoli imprenditori che con grande sforzo stanno sul mercato e perseguono disegni di sviluppo e di crescita. Con grandi difficoltà non c’è dubbio. Ecco perché trovare il modo di costruire governance forti e affidabili per la gestione dei Fondi europei che arriveranno: il dibattito sul Clld e sulla gestione da dare al Gal può rappresentare un’occasione per interrogarsi su ciò che si vuole realmente fare a prescindere da sterili personalismi che non portano da nessuna parte ed emarginando chi, con polemiche sterili, punta a distruggere piuttosto che a costruire. Intanto sono stati fatti passi avanti per la gestione delle misure sulle aree interne.

E va giudicata positivamente anche l’azione del Parco dei Nebrodi in termini di denuncia degli affari della criminalità organizzata, dell’interesse della mafia nella gestione dei terreni e del vasto patrimonio zootecnico della zona: una vera palla al piede dell’economia locale che finalmente comincia ad assumere rilievo e importanza ma soprattutto non viene sottovalutata o trattata come fenomeno marginale. È ancora il varo di un marchio territoriale e di qualità che, in assenza di altri interventi, è una garanzia per produttori e consumatori e può dare un grande valore aggiunto ai prodotti dei Nebrodi. E potremmo continuare con l’azione di amministrazioni virtuose come quella di Mirto (il Museo della moda e altre iniziative sono esemplari), quella di San Marco d’Alunzio. Mentre in altri casi c’è uno sforzo, anche se tardivo, di fare qualcosa: si prenda l’incubatore di Galati Mamertino, che sarà l’incubatore dei Nebrodi, e potrà avere un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura d’impresa, nell’incubare saperi, competenze, start up. O ancora una banca, come la Bcc della Valle del Fitalia, che continua a inaugurare filiali e comincia a interrogarsi sul futuro, sul ruolo che un istituto di credito fondato sul cooperativismo e la solidarietà deve avere nel sostegno allo sviluppo di un territorio.
Il punto vero è che tutte queste cose (dalla manifattura al turismo, all’agricoltura, al governo del territorio) vanno raccontate (noi stiamo provando a farlo con i nostri poveri e umili mezzi) e che bisogna far uscire il dibattito dalle segrete stanze per farlo diventare pubblico e trasparente. Non ci sono interessi particolari in gioco ma gli interessi diffusi di un territorio che, a differenza del passato, sta provando ad accelerare sulla strada della modernizzazione, che non accetta più le logiche parassitarie e assistenzialistiche. Su questo si deve anche interrogare la classe dirigente per interpretare correttamente la spinta che arriva dalla società e magari far sì che i giovani laureati, con grandi competenze frutto di investimenti familiari e sociali, possano rimanere sui Nebrodi per dare un contributo fondamentale.

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