sabato - 03 dicembre 2016
 
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Un giorno a ripulire la spiaggia, perché così si cambiano le cose: in concreto

sacchi di spazzatura
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di Alessio Micale

La strada che costeggia e lambisce il mare di Capo d’Orlando che dal faro conduce fino al borgo di San Gregorio, regala i paesaggi più belli e suggestivi del paese. Cinge decisa la possenza del monte della Madonna e segna il confine con il mare aperto, tutto è cosi bello che l’asfalto stesso sembra una spiaggia. Davanti le Isole Eolie, li da sempre. In pochissimo spazio sono concentrati i simboli assoluti , per gli orlandini di ogni generazione e i soggetti per una serie infinita di cartoline. Il monte, Il faro, lo scoglio balena, poi i canaleddi e ancora pi’ avanti il laghetto con le sue ricchezze. Quella strada, che comincia con una curva, dalla quale si può osservare tutta la parte costiera del paese , scoglio della Formica compreso, è una porta ideale che consente l’ingresso ad un mondo meno caotico e con una natura più ricca rispetto al centro. Quando si fa una passeggiata contemplativa si passa da li. Si respira. Si osserva. Purtroppo, da un po’ di tempo, ogni volta ritorna alla vista quella sorpresa conosciuta che è rappresentata da un piccolo anfiteatro di pietra brutta, contenitore di una fi rifiuti raccoltiolla di sacchetti gonfi, lasciati in buona fede dai loro padroni. Sotto, sua maestà il mare. Superato quel bubbone si arriva al laghetto, un’ area silenziosa e pacifica che proprio in questo periodo comincia a moltiplicare profumi e colori. Un salotto naturale, una punta di bellezza conficcata nel mare che segna come un ago di bussola la metà fra le due realtà paesaggistiche dello stesso paese. L’altro giorno era davvero sporco, di bottiglie , di polistirolo , di piatti, un ombrello , parecchie scarpe. C’erano tappi, bidoni di benzina e detersivi, un paio di occhiali , un pantalone taglia 43 , mezza canna da pesca, contenitori per lo yogurt , dei fili con amo, giornali datati, cassette per il pesce, tavole con chiodi e tavole senza chiodi, una pedana che è ancora li, un serbatoio, robe varie per la manutenzione del corpo e per le espletazioni volanti. Prima c’erano pure i pesci dal laghetto. Prima. Adesso no. Non so perché. Ma uno di questi bidoni galleggiava li, sicuro in quella pozza chiusa, forse da un giorno o da un mese. Non potendo accettare ne la vista ne l’attesa di un possibile intervento ho comprato i guanti e mi sono messo a pulire. Con gusto. Con rispetto delle piante che non calpestavo. Andremo ancora forse. I colori vivi che lasceremo saranno solo quelli dei fiori, non quelli della pubblicità su una bottiglia di candeggina. Meno di due ore. Più di dieci sacchi. Il rispetto degli spazi comuni, specialmente quelli che hanno una storia e un’anima è un passaggio obbligato per chi ha a cura di se e della terra. Sentirsi custodi delle bellezze comuni, questo è il primo passo per essere cittadini coscienti.

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