Macellazioni clandestine, abigeato, vendita di carni infette, allevamenti acquistati con proventi illeciti, animali privi di contrassegno, evasione fiscale, frode, truffa all’Unione Europea e a Paesi Terzi, intestazione fittizia di beni, controllo dei pascoli e dei terreni, imposizione della “guardiania”, rapporti collusivi con funzionari pubblici, commercio di sostanze alimentari nocive: è il mondo sommerso dove agisce furtivamente la cosiddetta “Cupola del bestiame”. Una serie di reati raccontati dal Rapporto Zoomafia 2016 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, “Crimini organizzati contro gli animali”, alla sua diciassettesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2015. I dati relativi alla Sicilia sono stati diffusi stamani 5 novembre, nel corso del Convegno “La nuova frontiera del crimine organizzato: la Zoomafia”, che si è tenuto al Salone delle Bandiere del Comune di Messina, organizzato dal gruppo Tutela Animali del MeetUp messinese dei Grilli dello Stretto.

Per raggiungere l’obiettivo i gruppi criminali ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali, dall’usura al racket, dall’abusivismo edilizio al furto di attrezzature e mezzi agricoli, ma anche intimidazioni e attentati come quello subito dal presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci. L’abigeato, reato da sempre sottovalutato, è in realtà un vero business per la criminalità organizzata. Solo nel 2015 sono circa 12 mila gli animali da allevamento rubati o smarriti in Sicilia. 19 tra allevamenti e aziende agricole, ben 360 terreni, oltre 18 milioni il valore dei beni sequestrati o confiscati ad esponenti della criminalità organizzata nell’ambito del comparto zootecnico. L’operazione Caronte ha messo in luce le infiltrazioni di Cosa nostra catanese nel settore della distribuzione della carne.
“La mafia è nata nelle compagne, negli allevamenti, tra i pascoli e non ha mai reciso il cordone ombelicale che la lega alle sue origini territoriali –continua Troiano-. Anzi, non è un caso che proprio nel territorio di origine trovano rifugio e protezione i boss latitanti. Non è solo una questione di sicurezza: stare nel proprio territorio significa controllarlo, non perderne il dominio, far percepire la propria presenza e ricordare, semmai ce ne fosse bisogno, chi comanda. Controllare i pascoli significa sì assicurarsi in modo fraudolento i fondi europei, ma significa anche controllare il territorio e esercitare un dominio sociale”.

“I traffici legati alla sfruttamento degli animali in Sicilia confermano la loro pericolosità e rappresentano un’importante fetta del business realizzato a livello nazionale – sostiene il dottor Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV e autore del Rapporto – Un fenomeno criminale complesso e multiforme come quello zoomafioso richiede, per essere aggredito in tutti i suoi molteplici aspetti, una dettagliata analisi, una minuziosa conoscenza e lo sviluppo di professionalità e competenze ad hoc”.

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Combattimenti tra animali
Nel 2015 sono stati sequestrati in tutta la regione 26 cani in operazioni contro i combattimenti tra cani. 9 le persone denunciate. Gli interventi hanno interessato le province di Catania, Trapani, Palermo, dove è stato interrotto anche un combattimento in corso. Altri segnali che indicano la ripresa dei combattimenti su tutto il territorio regionale sono i ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, i furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, le segnalazioni. “Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine – continua Troiano – è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali”.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi
Corse clandestine, cavalli stramazzati a terra e abbandonati sulla strada, video delle corse messi sui social, doping, scommesse illegali, furti e macellazioni abusive, incidenti stradali, feriti: è lo scenario delle illegalità nel mondo dell’ippica in Sicilia. Nel 2015 sono state bloccate 2 corse clandestine, 10 cavalli sequestrati in diversi controlli, 12 persone denunciate a vario titolo: questi i numeri delle illegalità nel mondo dell’ippica clandestina in Sicilia. Dietro le corse illegali ci sono maltrattamenti, violenze e la morte dei cavalli su strada, o che restano feriti gravemente a seguito di incidenti e finiti sul posto. I numerosi video pubblicati su Facebook o Youtube testimoniano la diffusione delle corse e la presenza di moltissimi spettatori, partecipanti ed estimatori. “Ai cavalli che corrono clandestinamente sulle strada vengono dati sovente nomi dei boss: Totò Riina, Binnu u’ Tratturi, ‘o Malese – continua Troiano-. Per i cavalli campioni vengono scritte poesie e canzoni neomelodiche che accompagnano i video delle corse, diffusissimi sui social. La presenza di canzoni, di musica, di spettacolarizzazione, attesta che siamo di fronte non solo a fatti criminali, ma a una “cultura criminale”, molto radicata in determinati contesti, che si nutre di consensi e simpatie popolari. Non si tratta solo di tradizioni legate al cavallo, ma di cosciente partecipazione a condotte illegali, di aperta adesione ad attività delinquenziali e ai pseudo valori da esse espressi”.

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Il contrabbando di Fauna e il bracconaggio
Il traffico di fauna in Sicilia conferma la sua pericolosità, lo dimostrano i fatti accaduti: migliaia di uccelli diretti a Malta sequestrati; uccellagione e cattura di fauna perpetrati con modalità professionali; cardellini e altri uccelli catturati con reti e venduti in mercati abusivi. L’uccellagione e la vendita di fauna selvatica, in particolare di cardellini, trovano in Sicilia, soprattutto a Palermo a Ballarò e Messina, mercati illegali molto attivi nei quali sono coinvolti pluripregiudicati. Il bracconaggio sullo Stretto resta un fenomeno preoccupante che mette in pericolo la fauna selvatica nel periodo delle migrazioni. È stato registrato anche il coinvolgimento di minorenni. Il 10% di tutti i reati venatori accertati in Italia sono commessi in Sicilia.

“Malandrinaggio” di mare
Anche nel settore ittico le infiltrazioni malavitose non mancano: varie inchieste della magistratura hanno accertato l’interesse dei clan per il mercato del pesce. L’operazione “Panta Rei”, contro i mandamenti mafiosi di Porta Nuova e Bagheria a Palermo, ha fatto emergere la capillare e asfissiante influenza dell’organizzazione mafiosa nel settore ittico, non soltanto attraverso l’imposizione del pizzo, ma anche con la gestione di attività di impresa capaci di imporsi sul mercato attraverso l’eliminazione violenta della concorrenza. Un volume d’affari di svariati milioni di euro.