Promuovere o costituire una mostra con l’utilizzo della Collezione Silvano Amata. E’ la proposta che Giuseppe Puleo, Nunziatina Starvaggi e Monica Brancatelli, consiglieri di minoranza del Comune di Sant’Agata di Militello, hanno deciso di presentare, attraverso una mozione, all’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Bruno Mancuso.

“Abbiamo proposto – scrivono i tre consiglieri – al Consiglio comunale di approvare una mozione che impegna il Sindaco e l’amministrazione comunale a cogliere l’opportunità offerta dal Silvano Amata, per porre in essere quanto necessario per poter promuovere e organizzare un museo Etnoantropologico o una mostra della ricca collezione.

Il Sig. Silvano Amata ha deciso di mettere a disposizione del Comune l’intera collezione per un anno al fine di realizzare una mostra, che potrebbe essere collocata o al Castello Gallego o in un Comune all’interno del Parco dei Nebrodi. Grazie al patrocinio dell’Ente, sarà così possibile promuovere la conoscenza e la rappresentazione di beni e strumenti che hanno caratterizzato e trasformato il modo di vivere dell’uomo del nostro territorio nel corso dei decenni”.

La Collezione Amata è composta da circa 1100 pezzi e comprende beni, strumenti e manufatti agricoli, casalinghi, artigianali, ma anche di produzione industriale e l’interesse prevalente è comunque quello di utensili di valore etnoantropologico.

Il Sig. Amata, appassionato di cultura popolare, ha raccolto nel corso di alcuni decenni numerosi oggetti del nostro passato recente, realizzando una ricca ed ampia collezione di etnoreperti che custodisce presso la propria abitazione.

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“In un momento in cui si parla tanto di identità culturale – concludono Puleo, Starvaggi e Brancatelli – abbiamo colto l’occasione offerta dal nostro concittadino di promuovere la valorizzazione e la conoscenza di beni e strumenti che hanno caratterizzato e trasformato il modo di vivere dell’uomo del nostro territorio. La nostra identità culturale si promuove anche attraverso una conoscenza diffusa e consapevole del nostro divenire”.