“Giunti inesistenti, calcinacci che cadono sull’autostrada, strutture portanti degradate”.

L’indagine della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto sfociata nel sequestro di 22 cavalcavia sull’autostrada Messina Palermo si allaccia a quella che già un anno fa aveva portato al sequestro di due cavalcavia tra Milazzo e Rometta da parte della Procura di Messina. Già in quella occasione l’attenzione era stata puntata sulla situazione di degrado delle strutture.

A fotografare la condizione dei viadotti sull’autostrada è una perizia disposta dalla procura diretta dal procuratore Emanuele Crescenti. Nel provvedimento di sequestro il gip Salvatore Pugliese evidenzia come la consulenza depositata il 20 giugno 2020 e la integrazione del 30 gennaio 2021 mettano “drammaticamente in evidenza l’ammaloramento delle selle Gerber dei soprappassi a causa di una cattiva mancata manutenzione dei giunti, spesso inesistenti, che ha determinato un effetto devastante dell’acqua piovana sul calcestruzzo di copriferro e conseguentemente una diffusa corrosione delle armature”.

Nella consulenza si parla anche di “degrado significativo delle banchine di bordo a causa del cattivo convogliamento e smaltimento delle acque piovane”. Scrive ancora il gip nel decreto di sequestro: “Si tratta di condizioni critiche talmente evidenti che i consulenti hanno rilevato il pericolo urgente per il crollo e la rovina in termini di alta probabilità, e tanto sulla sola base dei rilievi visivi, avendo gli stessi chiarito come, ai fini delle loro conclusioni, non è stata necessaria alcuna indagine strumentale. La stessa stabilità delle strutture portanti secondo i consulenti è a rischio e si tratta di un processo di degrado già attivo da tempo”.

Il gip si sofferma poi sulle condizioni dei viadotti concludendo che sono necessari interventi urgenti. Dalla perizia è emerso, infatti come “pezzi interi di calcinaccio dalle dimensioni ragguardevoli in alcuni punti cadono sul manto stradale, ad elevata velocità di percorrenza, trattandosi di tratto autostradale” concludendo che “il gravissimo pericolo individuato può arginarsi solo attraverso un immediato intervento, da porre in essere in termini di urgenza”. Secondo il gip dalle indagini e dagli accertamenti è emerso in sostanza come per anni “è stata omessa l’attività volta ad evitare il pericolo di crollo e la rovina in relazione al controllo e alla manutenzione dei giunti dei cavalcavia”.

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